Cancro alla prostata: sconsigliato il test per diagnosticarlo

Un gruppo di studiosi statunitensi appartenenti all'US Preventive Services Task Force hanno sottolineato, per gli uomini sani e di mezza età, che sottoporsi di routine all’esame del PSA sarebbe dannoso

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    Specialisti americani sconsiglierebbero l’effettuazione del test, il PSA, per diagnosticare il cancro alla prostata. Come è logico pensare questa affermazione è stata oggetto di non poche polemiche nel campo dell’oncologia e non solo. Il test del PSA, antigene prostata-specifico, è il primo esame al quale, generalmente, lo specialista sottopone il proprio paziente sano per prevenire l’insorgenza della patologia. Questo esame diagnostico viene eseguito nel campo della prevenzione oncologica da più di vent’anni. Nonostante tutto questo tempo, alcuni specialisti hanno “bocciato” quest’analisi, sottolineando quanto uno screening ripetuto possa danneggiare la salute piuttosto che migliorarla. La raccomandazione di questo gruppo di specialisti americani si basa su considerazioni statistiche che si scontrano decisamente con i pareri di altri specialisti e associazioni statunitensi, oltre che di altre nazionalità.

    Perché il test del PSA è stato “bocciato”?

    Specialisti appartenenti all’US Preventive Services Task Force del governo statunitense (costituito da 16 membri), il cui segretario è la dottoressa Virginia Moyer, docente di pediatria al Baylor College of Medicine, hanno confermato, come riportato sul Washington Post e pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, che lo screening di massa in realtà è pericoloso. Questa raccomandazione, come accennato prima, si basa su alcuni dati statistici: il numero di uomini salvati sarebbe inferiore rispetto a quello dei pazienti che non sarebbero mai deceduti di tumore alla prostata, ma sottoposti inutilmente ad una serie di terapie farmacologiche e chirurgiche a causa dei risultati del test. Inoltre, per ogni uomo salvato grazie a quest’ultimo, secondo gli studiosi, un altro svilupperà una trombosi pericolosa, due avranno un attacco cardiaco e 40 diventeranno impotenti o incontinenti. Il test del PSA, oltre a rappresentare un dato importante per diagnosticare la presenza di un tumore alla prostata, può individuare anche un’infezione o un’ipertrofia prostatica benigna; infatti non vi è una conferma certa ed associazione tra l’ingrossamento della prostata e il tumore. Secondo il gruppo della Task Force anche per questo motivo non si dovrebbero sottoporre a esami di routine gli uomini sani di mezza età.

    Le polemiche degli altri studiosi

    Le raccomandazioni sottolineate dal gruppo di studiosi del governo statunitense hanno alimentato non poche polemiche tra gli altri scienziati statunitensi e non. Tra i gruppi rimasti sconcertati dalla “bocciatura” del test del PSA vi è quello dell’American Urological Association. Ma anche gli esperti del Large Urology Group Practice Association sono rimasti sconcertati dalle affermazioni della Task Force. Secondo gli studiosi appartenenti a queste ultime associazioni gli uomini sani di mezza età hanno tutti i diritti di potersi sottoporre al test del PSA e per questo motivo non dovrebbero essere scoraggiati ma, anzi , motivati per prevenire qualsiasi tipo di patologia o disturbo prostatico. Nel documento pubblicato dagli studiosi del governo statunitense si nominano gli uomini sani di mezza età senza familiarità, mentre a tutti gli altri che potrebbero avere una predisposizione familiare è sempre consigliato.