Cancro alla prostata: oggi fa meno paura

Cancro alla prostata: oggi fa meno paura

Prevenzione e cura del cancro alla prostata

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    Nuovo trattamento del cancro alla prostata limita effetti collaterali

    L’incontinenza e l’impotenza, i due spettri che rendono difficile la vita dei malati di cancro alla prostata trattato chirurgicamente e, successivamente, irradiato, potrebbero essere solo un ricordo lontano, se si pensa che oggi, un numero variabile di pazienti che supera il 50%, dopo questi trattamenti resta impotente e, almeno 35 su 100, incontinente.

    Il motivo di questi sgradevolissimi effetti è tutto ricondotto all’evidenza che le terapie utilizzate contro il cancro alla prostata, attualmente, costringono gli operatori a radiare con raggi X anche i tessuti sani che non possono essere sottratti dall’aggressione delle radiazioni con le conseguenze appena viste.

    Ma oggi le cose potrebbero cambiare notevolmente, grazie ad una nuova tecnologia che è stata studiata e messa a punto da un gruppo di oncologi radiologi, fisici medici e Nucletron, importante azienda che costruisce apparecchiature destinate alla radioterapia. Secondo il gruppo di studi, è possibile trattare il paziente, con la brachiterapia, che significa terapia breve, abbinata ad una nuova tecnologia di Teleterapia, ovvero terapia a distanza, per immagini , che da la possibilità all’operatore di vedere in tempo reale gli organi da trattare e gli effetti che essi subiscono durante il trattamento radioterapico, questo rende anche possibile dosare i raggi impiegati e mirare con grande precisione sul tessuto neoplatico che si vuole trattare, evitando cellule e tessuti vicini sani, al contrario di quanto invece è possibile fare adesso, dove gli effetti del trattamento si palesano dopo che lo stesso è stato eseguito.

    A incoraggiare i ricercatori nel perseguire negli studi, ci sarebbe l’evidenza riscontrata sui primi 300 pazienti già trattati con queste nuove metodiche e pubblicata alla dodicesima conferenza internazionale, tenutosi a Roma, sulla radioterapia avanzata in oncologia a modalità multipla.

    Protagonisti dello studio, i professori Zamboglou, Tunn e Baltas dell’ospedale universitario di Offenbach in Germania seguito da un numero cospicuo di urologi, fisici clinici e oncologi radiologi, che hanno dimostrato che con il nuovo approccio terapeutico la cura del cancro alla prostata avviene dall’interno verso l’esterno e non viceversa, come invece viene fatto adesso, ciò risparmia tessuti sani e limita notevolmente gli effetti negativi quali l’incontinenza e l’impotenza.

    Tanta attenzione per questo importante risultato scientifico è anche data dalla constatazione di quanto sia temibile questa patologia, atteso che ogni anno si ammalano di cancro alla prostata oltre 350.000 persone, per le quali le speranze di guarigione, pur esistendo, collidono con la consapevolezza di perdere la propria attività sessuale, incontinenza a parte, fatto ancora più angosciante se si pensi all’aumento della vita media dell’uomo. Oltretutto, la nuova terapia ridimensiona i costi sociali per l’ospedalizzazione del paziente che può essere ridotta a soli due giorni di degenza in struttura ospedaliera, per ricovero, contro i 30/40 previsti oggi per il tradizionale intervento chirurgico e successiva teleterapia tradizionale.

    Fonte: Mark van Braak

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