Cancro al seno: imputata una bottiglietta d’acqua lasciata in auto

Cancro al seno: imputata una bottiglietta d’acqua lasciata in auto

Può il PET di una bottiglia di plasa causare il cancro al seno?

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    rischio cancro al seno

    La notiziìa è di quelle che ci fanno pensare e allarmare al contempo, ovvero, può una bottiglietta di plastica contenente una qualsiasi bevanda lasciata in auto per un qualche periodo di tempo rivelarsi fatale e, addirittura, essa stessa imputata di provocare un cancro mammario come emerso da una dichiarazione rilasciata alla stampa dalla cantante americana Sherly Crow che ha sostenuto di essersi ammalata di cancro alla mammella a causa dell’acqua contenuta in contenitori in plastica lasciata nel chiuso dell’abitacolo ad alte temperature?

    Teoricamente la risposta sarebbe negativa, ma ad allarmarci di più è una estesa letteratura medica che va avanti da quasi quarant’anni sugli effetti del PVC, la plastica delle bottiglie comunemente usate che avrebbe causato alla lunga tumori al fegato sia nelle cavie che nell’uomo e, ancora, al cervello, al sistema linfopoietico e al polmone. E per decenni nessuna smentita è stata data sulla notizia anzi, ad incalzare la dose ha pensato una agenzia giornalistica quale la CNN che avrebbe effettuato indagini raccogliendo dati provenienti dai diversi Istituti scientifici concludendo il tutto con un ulteriore grido d’allarme circa la supposta pericolosità della plastica oltre che a livello ambientale anche nell’uomo e negli animali, individuando nel PET, ovvero la sostanza che entra nel recipiente in plastica delle comuni bottiglie d’acqua minerale, l’imputato eccellente in grado di provocare il cancro ed avere un ruolo importante sull’insorgenza del tumore al seno.

    Secondo diversi studi, riportati poi da Time Magazine e Globe and Mail dello scorso mese di marzo, questo materiale che non si usa solo per le bottiglie contenenti liquidi ma anche nei contenitori per alimenti, conterrebbe sostanze quali il BPA, ovvero il bisfenolo e il Deha, dietildrossilamina che avrebbero responsabilità proprio nel tumore mammario.

    C’è da dire che sul primo composto, il bisfenolo, esiste una letteratura riferita a circa 5 anni fa che ritiene che la quantità ingerita dall’uomo è al di sotto della soglia di guardia che reputa pericolosi valori superiori a 5 microgrammi al giorno e che le prove che sono state effettuate sui roditori non sono attendibili per il diverso metabolismo di questi animali rispetto all’uomo.

    Così come, per dovere di cronaca, c’è da segnalare la presa di posizione della Food and drug administration americana che già dieci anni fa sul PET non ha segnalato pericolo di cancerogenesi sull’uomo tant’è che non ha mai provveduto a ritirare dal mercato tutti quei materiali in PET.

    Resta il fatto che il dubbio rimane e che di fronte a certi scenari non si sa che comportamenti assumere, ignoriamo il problema ritenendo attendibili gli studi fin ora fatti anche se in contrapposizione con altri lavori scientifici in netta opposizione oppure? La risposta è complessa e meriterebbe un ulteriore studio scientifico e nell’attesa che si esprima con notizie più aggiornate il che fare, non resta che fidarci di coloro che insistono nel ritenere innocua la plastica ed i suoi componenti.

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