Bullismo e aggressività di gruppo: come si sviluppano e come si può intervenire

Quando una persona agisce con intenzionalità per creare un danno continuativo fisico o psicologico nei confronti della stessa persona si parla del fenomeno del bullismo. Dagli ambienti scolastici fino ad internet, i comportamenti aggressivi riescono a dare vita ad una condizione di sofferenza che spesso sfugge agli occhi degli adulti.

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    Bullismo e aggressività di gruppo

    Sempre più spesso, ahimè, sentiamo parlare di bullismo e di violenza tra i ragazzi. Abbiamo chiesto alla dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia, di aiutarci a comprendere i turbamenti e le dinamiche che portano a tali manifestazioni di aggressività.

    Qual è l’origine del bullismo?

    Il bullismo include una vasta gamma di comportamenti: violenza e attacchi fisici e/o verbali, discriminazione, emarginazione e altre coercizioni. Ѐ caratterizzato da comportamenti prevaricanti, che hanno l’intento da parte del sopraffattore di dominare e di intimidire la vittima.

    Il bullismo è diffuso, allo stesso modo, tra i maschi e le femmine, differenziandosi solo per le diverse strategie utilizzate. Solitamente, i maschi fanno leva sulla violenza fisica e verbale mentre le femmine adottano strategie più sottili e indirette, il loro scopo è spesso l’isolamento e l’emarginazione della vittima, anche se in epoche più recenti assistiamo a sempre più numerosi atti di violenza fisica perpetrati da ragazze.

    I cosiddetti “bulli” hanno evidenti difficoltà relazionali, a partire dall’ambiente familiare, fanno fatica a costruire legami duraturi e autentici con gli altri.

    Quando parliamo di bullismo, parliamo di un comportamento acquisito, non innato. I bambini imparano dal contesto nel quale sono inseriti e crescono, quindi dal contesto familiare, scolastico e sociale.

    Fattori predisponenti sono:

    • le violenze in famiglia che siano dirette o indirette;
    • l’esposizione ripetuta a modelli violenti reali o virtuali (vedasi i video giochi);
    • le frustrazioni, gli insuccessi;
    • una disperata ricerca di attenzioni;
    • l’influenza del gruppo dei pari;
    • l’assenza di una vera disciplina e di un codice morale;
    • la mancanza di empatia.

    Il bullo il più delle volte nasconde una profonda fragilità emotiva e una marcata incapacità a controllare i propri impulsi, in particolare la rabbia che trova sfogo proprio negli atti di bullismo.

    Quali sono i segni di un bambino bullizzato?

    Il bullismo è un fenomeno occulto che, spesso, sfugge all’attenzione degli adulti, insegnanti e genitori. Purtroppo, non esistono segnali univoci e inequivocabili.

    Per riconoscere se un ragazzo è vittima di bullismo nel contesto scolastico o sociale nel quale è inserito, è possibile fare riferimento a una serie di indicatori comportamentali che si riscontrano frequentemente in queste situazioni, quali:

    • il ragazzo/a torna a casa con vestiti stracciati o sgualciti o oggetti rovinati; mostra lividi, ferite e/o graffi di cui non dà una spiegazione plausibile;
    • raramente trascorre del tempo con i propri compagni di classe o coetanei;
    • cerca di evitare il contesto scolastico, inventa scuse per evitare di andare a scuola;
    • lamenta spesso ha mal di stomaco, mal di testa (manifestazioni fisiche del un disagio psicologico indotto dalla violenza a cui è sottoposto);
    • ha difficoltà ad addormentarsi;
    • manifesta un calo del rendimento scolastico o di interesse per le attività correlate alla scuola;
    • ha frequenti sbalzi d’umore, con manifestazioni di tipo depressivo, piange spesso, si isola;
    • ha frequenti scatti d’ira;
    • chiede o ruba denaro alla famiglia ( per assecondare le richieste dei bulli).

    Cosa fare in questi casi?

    Le vittime di bullismo, raramente parlano con gli adulti delle violenze che subiscono. Si chiudono in loro stessi. Spesso la ragione sottostante questo silenzio è che hanno paura di subire delle ripercussioni per aver “parlato”.

    Questa reticenza nasconde però un’altra motivazione: spesso le vittime, in particolare quelle più giovani, si vergognano della propria debolezza, e del non essere riusciti ad evitare la violenza.

    Per i genitori è indispensabile mantenere aperto il dialogo, è essenziale evitare di mettere la vittima sotto pressione. Quando il sospetto si trasforma in certezza, è fondamentale informare la scuola dell’accaduto, in modo da lavorare congiuntamente alla formulazione di un piano d’azione che possa aiutare sia la vittima di bullismo che il bullo, a lavorare sulla propria autostima e sulla gestione della rabbia e della frustrazione. Lo sforzo maggiore dev’essere teso a sensibilizzare l’intero ambiente scolastico o sociale, di modo che si crei una rete sociale di protezione nei confronti delle vittime e per evitare che simili episodi si verifichino ancora.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr.ssa Martina Valizzone

    Specialista in psicologia