Botulino alimentare: sintomi dell’intossicazione e cure

Botulino alimentare: sintomi dell’intossicazione e cure
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    Botulino alimentare: quali i sintomi dell’intossicazione e le cure per contrastarla? Il botulismo è provocato da alcuni tipi di batteri, che possono causare anche la paralisi del soggetto colpito dalla malattia. Esistono diverse tipologie di botulismo: quello alimentare è provocato dall’assunzione di cibi che contengono la tossina nervosa prodotta dal batterio. Gli alimenti maggiormente a rischio sono le conserve di carne e i prodotti sott’olio. La presenza del botulino a volte è facilmente riscontrabile, grazie al gonfiore o agli odori sgradevoli, ma bisogna ricordare che a volte non si verificano alterazioni.

    Esistono 7 tipologie diverse di tossine botuliniche, che vengono indicate con le lettere fino alla G. Negli esseri umani sono i tipi A, B, E ed F a provocare l’intossicazione. Il nome del gruppo di batteri responsabili del botulismo è Clostridium botulinum. Si tratta di microrganismi che vivono in condizioni di carenza di ossigeno e che riescono a sopravvivere fino a quando non si verificheranno di nuovo le condizioni per crescere.

    Solitamente il botulismo alimentare implica la comparsa di sintomi dopo un periodo di incubazione da 18 a 36 ore dal consumo dell’alimento con il batterio. In alcuni casi, però, i segnali dell’intossicazione possono comparire anche dopo 6 ore oppure dopo 10 giorni. Nei neonati si possono riscontrare costipazione, pianto debole, debolezza muscolare. Inoltre i piccoli colpiti dall’intossicazione tendono a dormire di frequente e a mangiare poco.

    In generale i sintomi caratteristici del botulismo alimentare consistono nella deglutizione dolorosa, nella secchezza della bocca, nella difficoltà a parlare, nella visione doppia e confusa e nella debolezza muscolare. Il quadro sintomatologico, se non sottoposto ad un adeguato e tempestivo intervento, può peggiorare e può verificarsi la paralisi delle braccia, delle gambe, del tronco e dei muscoli respiratori.

    Sarà il medico ad analizzare la situazione nel caso specifico, per arrivare velocemente ad una diagnosi corretta. Esistono varie malattie i cui sintomi somigliano a quelli del botulismo. Per questo motivo bisogna effettuare degli esami per escludere altre patologie.

    Possono risultare utili l’elettromiografia, una tac cerebrale o l’esame dei liquidi spinali.

    La paralisi che colpisce chi è affetto da botulismo può guarire nel corso del tempo, ma il processo di guarigione è molto lento. Una delle operazioni che sarebbe opportuno compiere consiste nel rimuovere il cibo contaminato presente nell’apparato digerente, cercando di provocare il vomito o utilizzando dei clisteri.

    La cura prevede anche l’utilizzo di un’antitossina, con l’obiettivo di bloccare l’azione della tossina che si trova nel sangue del paziente. La terapia prevede anche l’assunzione di antibiotici e sarebbe opportuno un periodo di ricovero in ospedale, per un controllo maggiore da parte del personale sanitario. Nei casi di botulismo grave, in presenza di paralisi e insufficienza respiratoria, potrebbe essere necessaria anche la ventilazione forzata.

    La prevenzione in cucina è fondamentale per evitare problemi di questo tipo, a partire dal momento in cui si preparano delle conserve. L’eliminazione della tossina avviene ad alte temperature e sterilizzare i cibi con la bollitura per almeno 10 minuti è una buona soluzione per prevenire la presenza del batterio. E’ fondamentale non consumare prodotti conservati i cui contenitori presentino rigonfiamenti anomali o cattivo odore.

    Bisogna considerare, infatti, che le conserve preparate in ambiente domestico costituiscono una delle più frequenti possibilità di incorrere nella presenza della tossina botulinica. Tutti i cibi che non vengono cotti e che hanno un grado di acidità basso (con PH sopra il 4,6) rappresentano un ambiente favorevole per lo sviluppo del batterio.

    Gli esperti dicono che le verdure in scatola sono il principale veicolo della tossina. Massima attenzione bisogna prestare in caso di conserve a base di mais, fagiolini, melanzane, funghi, spinaci, olive, peperoni, barbabietole e spinaci. Nemmeno la carne e i prodotti caseari, comunque, sono esenti dal rischio.

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