Body Scanner: il “Ni” dei medici!

Body Scanner: il “Ni” dei medici!

Del resto l’esposizione quotidiana a fonti di onde radio continue non sembra, almeno fino a questo momento, determinare gravi rischi per la propria incolumità, dunque, alla luce di tutto ciò, parrebbe di capire che da parte della medicina vi sia un’abilitazione verso i Body Scanner

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    Body Scanner

    Da un lato l’attenzione dei medici è quanto mai incentrata sull’utilizzo dei Body Scanner impiantati negli aeroporti per questione di sicurezza personale e tendente a tranquillizzare i passeggeri sul fatto che, al contrario di quanto possa avvenire con i raggi X, che superato un certo limite possono danneggiare il patrimonio genetico e anche provocare tumori, le onde radio hanno un impatto sicuramente meno invasivo sulla persona.

    Del resto l’esposizione quotidiana a fonti di onde radio continue non sembra, almeno fino a questo momento, determinare gravi rischi per la propria incolumità, dunque, alla luce di tutto ciò, parrebbe di capire che da parte della medicina vi sia un’abilitazione verso i Body Scanner.

    Tuttavia a dire la loro, con l’autorevolezza del caso, sono i cardiologi preoccupati dell’utilizzo del Body Scanner per quei pazienti portatori di pacemaker. Lo ammette Francesco Fedele, presidente della Sic, Società italiana di cardiologia, quando dice che l’unico rischio ci potrebbe essere per i portatori di pacemaker, queste onde, infatti potrebbero interferire con l’apparecchio, danneggiandolo». Ne deriva a questo punto, che i portatori di tale apparecchiature dovrebbero astenersi dal passaggio sotto ad un Body Scanner, sottoponendosi ad eventuali perquisizioni corporee praticate dal personale di servizio titolato a farlo.


    Anche la Società italiana di radiologia (Sirm) avanza tuttavia qualche perplessità sull’utilizzo di Body Scanner negli aeroporti, quando sostiene che, “nel caso di impiego di sistemi ad onde millimetriche si deve avere certezza dall’industria che il limite di esposizione previsto sia inferiore a quello stabilito dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (Icnirp) per la popolazione generale e conforme alla normativa italiana vigente”. E conclude che “rimane inoltre necessario un atteggiamento prudenziale vista la carenza di informazioni sui possibili danni indotti e la completa non conoscenza sugli effetti a medio e lungo termine in modo particolare per le onde submillimetriche ad alta frequenza”.

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