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Bevande gassate, l’ipotesi di una tassa di tre centesimi su ogni bottiglia

Bevande gassate, l’ipotesi di una tassa di tre centesimi su ogni bottiglia

Il ministro Balduzzi ha parlato dell'ipotesi di introdurre una tassa di 3 centesimi sulle bevande gassate, in modo da porre l'attenzione su una questione spesso trascurata dalle famiglie italiane

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    Le bevande gassate saranno sottoposte ad una tassa? E’ questa l’ipotesi che ha fatto il ministro Balduzzi, annunciando l’eventuale applicazione di una tassa di 3 centesimi su ogni bottiglietta da 33 cl. Il discorso si inserisce nell’ambito della tanto discussa tassa sul cibo spazzatura, il quale non fa per niente bene alla salute, ma che tuttavia riesce ad attrarre i consumatori, anche perché questi ultimi di solito non hanno molte informazioni sullo scarso valore nutritivo legato a questo cibo stesso.

    Applicando la tassa sulle bevande gassate, lo Stato andrebbe ad incassare 250 milioni di euro all’anno. Questi soldi andrebbero utilizzati per delle campagne di prevenzione e per la promozione di un corretto stile di vita.

    Secondo il ministro, l’applicazione della tassa di 3 centesimi non determinerebbe problemi né ai consumatori, né ai produttori e riuscirebbe a rivelarsi un segnale da dare all’opinione pubblica.

    In questo modo le famiglie sarebbero spinte a considerare con maggiore attenzione una questione spesso sottovalutata e che porta al consumo da parte dei ragazzi di troppe bevande gassate e zuccherate con rischi elevati per la loro salute, soprattutto in termini di sovrappeso e di obesità.

    Il ministro Balduzzi ha spiegato che si tratta soltanto per il momento di un’ipotesi, inoltre ha sottolineato: “Altro discorso, e abbiamo già avviato un tavolo con produttori e ministero Agricoltura, è riuscire a fare un accordo con i produttori per diminuire alcune percentuali nei cibi, per esempio i famosi grassi saturi. Ma questo è tutto un altro discorso, che non può essere fatto con la leva fiscale, bensì con un accordo mirato“.

    Il Codacons ha giudicato tutto ciò come una tassa ipocrita, perché non si capisce il motivo di tassare soltanto le bibite gassate, non coinvolgendo nell’applicazione di una specifica tassa anche altri prodotti alimentari che fanno male alla salute, come le merendine o le patatine fritte.

    All’ipotesi del ministro risponde anche Coldiretti, i cui rappresentanti hanno fatto notare: “Per migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione occorre aumentare la quantità di frutta nelle bibite che oggi per legge contengono appena il 12 per cento di vero succo“.

    La questione comunque riapre il problema dell’educazione alimentare rivolta soprattutto ai bambini e ai ragazzi, che dovrebbe essere incentrata sulla spinta ad essere consapevoli dei valori nutrizionali di ciò che si beve e di ciò che si mangia. Non dimentichiamo che il cibo spazzatura nella dieta dei bambini è nemico dell’intelligenza.

    Inoltre, come ha fatto notare una recente ricerca scientifica, i cibi spazzatura aumentano anche il rischio di depressione.

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