Bambino morto di otite: lo stavano curando con l’omeopatia

È morto di otite Francesco Bonifazi, il piccolo di 7 anni curato per 2 settimane con prodotti omeopatici. Purtroppo l'infezione non è stata fermata dalle cure proposte dall'omeopata e in poco tempo ha raggiunto il cervello, causando gravi danni cerebrali. Ora il reato è di omicidio colposo e ad essere indagati sono i genitori e il medico che aveva il bambino in cura.

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    Un bambino di 7 anni è morto per un’otite curata con l’omeopatia: è successo a Cagli (Pesaro-Urbino) il 27 maggio dopo tre giorni e mezzo di coma. L’infezione, purtroppo, è riuscita ad arrivare al cervello uccidendo il bambino. I medici sono concordi nell’affermare che solo un antibiotico al terzo giorno di dolore l’avrebbe salvato, ma non è stato preso in considerazione dalla famiglia che si fidava solo dell’omeopatia e dell’omeopata a cui si sono affidati fin dal principio, Massimiliano Mecozzi. A nulla è servito l’intervento chirurgico d’emergenza e la terapia d’urto con antibiotici, nel reparto di rianimazione del Salesi di Ancona.

    L’inchiesta

    L’ipotesi di reato è di omicidio colposo per la morte di Francesco Bonifazi, il bambino di 7 anni morto nell’Ospedale Salesi di Ancona per le complicanze di un’otite bilaterale curata con prodotti omeopatici. La procura di Urbino ha aperto un fascicolo per accertare chi ha agito con negligenza non accorgendosi del pericolo mortale che correva il bambino. Ad essere indagati adesso sono i genitori del piccolo e il medico omeopata, la cui casa, nascosta nelle colline di Monteciccardo, è stata da poco perquisita. Nei giorni scorsi, la famiglia di Francesco aveva assicurato che era loro intenzione denunciare l’omeopata che aveva in cura il bambino e di cui i genitori si fidavano ciecamente.

    Il caso

    I coniugi Bonifazi, Maria Stella e Marco, due commercianti genitori di altri due figli minorenni, sono da sempre stati convinti sostenitori delle cure omeopatiche, e si erano rivolti al dottor Massimiliano Mecozzi, medico omeopatico con studio a Pesaro, che da circa tre anni seguiva il bambino, mai curato con antibiotici dall’età di tre anni. Due settimane fa, Francesco si era ammalato di otite bilaterale. I genitori, escluso completamente il consulto dalla pediatra, si sono rivolti al dottor Mecozzi, che avrebbe consigliato una terapia a base di preparati omeopatici. Tuttavia, il repentino peggioramento del bambino, fino alla notte del 23 maggio quando perse i sensi, hanno spinto i genitori al suo ricovero nell’ospedale di Urbino, dove una Tac ha rivelato subito i gravi danni al cervello. I medici hanno disposto il trasferimento nella struttura pediatrica Salesi, dove, alle 4 del mattino del 24 maggio, è stato tentato un intervento chirurgico per la rimozione dell’ascesso cerebrale. Le condizioni cliniche di Francesco, purtroppo, non sono più migliorate. Il bimbo restava comunque in coma irreversibile. Ma un nuovo controllo elettroencefalografico ha mostrato l’assenza di attività elettrica. A questo punto è stata convocata la Commissione per l’accertamento della morte cerebrale, che ha portato nel pomeriggio alla morte del bambino.

    I genitori di Francesco hanno autorizzato l’espianto degli organi: i reni e il fegato sono già stati trapiantati e hanno donato la vita a tre bambini.

    L’omeopata

    Massimiliano Mecozzi, 55 anni, l’omeopata che aveva in cura il piccolo Francesco, aveva molte vite. A metà degli Duemila aveva abbandonato l’Albo dei medici per fare il facchino “tuttofare” in un supermarket. Intanto, era diventato un adepto di un’associazione religiosa, “la Roveto ardente”, finita nelle carte di un’inchiesta della Digos che aveva aperto un’inchiesta per circonvenzione d’incapace e truffa. Dopo lo scioglimento dell’associazione religiosa, Mecozzi ritorna nelle Marche, stabilendosi a Monteciccardo (Pesaro e Urbino) in una casa isolata in mezzo al bosco. Ritorna così anche nell’albo professionale come omeopata. Ma alle numerose domande da parte dell’Ordine dei medici di Pesaro per conoscere quali titoli avesse per esercitare l’omeopatia, la sua unica risposta è stata: «Non mi interessa rispondere». Sapendo di essere finito nel mirino giornalistico, il dottor Mecozzi si è chiuso nella sua casa in campagna, dove la moglie ha rilasciato poche parole di cordoglio per la famiglia Bonifazi: «Siamo tutti sotto choc, credeteci. Ci dispiace ma non può essere considerato mio marito il colpevole. Ha consigliato una terapia. Ma sono momenti terribili e abbiamo bisogno di tempo e dell’avvocato prima di dire altro».

    Secondo il nonno del bambino, Massimiliano Mecozzi avrebbe dissuaso i genitori del piccolo a non portarlo subito in ospedale perchè «Ci diceva che gli avrebbero dato della tachipirina causandone la sordità o addirittura un coma epatico. E questo ci ha terrorizzato bloccando ogni altra alternativa di cura».

    La conversazione con il 118

    «Pronto, mi sente? Allora voi dovete fare una semplice terapia domiciliare al bimbo, d’accordo?» Queste le parole dell’omeopata Mecozzi al medico del pronto soccorso dell’ospedale di Cagli, Mirko Volpi, intervenuto per salvare la vita a Francesco. «Non se ne parla nemmeno. Il bambino è da codice rosso, c’è una grave situazione neurologica in corso, ora lo portiamo in ospedale…». Risponde il medico, già conscio della grave condizione del bambino.

    Spuntano ora, nero su bianco, le conversazioni effettuate dopo che in casa Bonifazi sono arrivati i soccorsi del 118. La testimonianza del medico Volpi, intervenuto quella notte a Cagli, è risultata importantissima per comprendere la cieca fiducia riposta nell’omeopata da parte dei genitori di Francesco. La madre, infatti, non se l’era sentita di affidare totalmente il suo bimbo nelle mani dei medici soccorritori. Ha quindi telefonato all’omeopata per farsi guidare passo passo in quella disperata corsa contro il tempo. Ed è proprio Mirko Volpi a raccontare di come Maria Stella continuava a ripetergli: «Non gli dia la tachipirina», sollecitata dall’insistenza dell’omeopata al telefono. La risposta arriva però secca dal medico: «Signora la tachipirina la diamo anche ai neonati». Ormai era comunque troppo tardi per Francesco.