Bambini aggressivi? I consigli dello psicologo

Bambini aggressivi? I consigli dello psicologo

Come comportarsi con i bambini che mostrano abituali comportamenti aggressivi?

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    Bambini aggressivi? I consigli dello psicologo

    Se il vostro bambino mostra aggressività nei vostri confronti o verso gli altri suoi coetanei, non ignorate il fatto: potrebbe essere la manifestazione di un disagio interiore. Abbiamo rivolto alcune domande alla dr.ssa Alessia Signorelli, psicoterapeuta, per capire insieme come affrontare la condizione e interpretare correttamente le azioni dei più piccoli.

    L’aggressività è un comportamento che nasce da un’emozione: la rabbia.
    Nel bambino, sembrano essere due principalmente gli elementi che determinano un comportamento aggressivo:

    • il temperamento, ovvero le caratteristiche del bambino stesso
    • il contesto di appartenenza.

    Per quanto riguarda il primo punto, rientrano nel temperamento fattori come il livello di attività, la capacità di concentrazione, il controllo degli impulsi, l’emotività, la socievolezza; al contrario, il contesto di appartenenza è dato in primis dalle relazioni familiari e sociali, quindi, la scuola, le relazioni con le insegnanti e con i pari.

    Partiamo dall’inizio. Nei primi due anni di vita, l’aggressività serve al bambino per reagire alle frustrazioni e per esplorare l’ambiente che lo circonda; quindi, attraverso il pianto, le urla, il lanciare oggetti cerca di entrare in relazione con il mondo, dal momento che non è ancora in grado di farlo attraverso le parole. Compiendo delle azioni, nota, inoltre, che le sue reazioni hanno sugli altri delle conseguenze: se butta per terra un oggetto si può rompere, se tira i capelli al fratellino questo piange perché si fa del male: diventa così un soggetto agente e pian piano afferma la propria personalità.

    In tutto questo processo, s’inizia però a scontrare con il limite e con le famose regole, che gli generano frustrazione: ecco che ha così inizio la fase dei no e dell’aggressività nei confronti dell’autorità, in genere la mamma o il papà.

    L’aggressività, quindi, ricapitolando, è un modo per il bambino per affermare se stesso, ma anche uno strumento di difesa e un modo per chiedere aiuto all’adulto; inoltre, è un modo per diventare consapevole dei propri limiti, di fin dove può arrivare ma anche una richiesta d’amore. Infatti, attraverso il comportamento aggressivo, il bambino richiama l’attenzione su di sé, ma in modo negativo ed il vissuto che ne consegue è quello di inadeguatezza, di sentirsi sbagliato per quello che è e quello che fa.

    Tornando all’importanza del contesto familiare, un comportamento aggressivo può essere dato da un’emozione di rabbia nei confronti di un genitore che alterna momenti di vicinanza emotiva a scoppi d’ira o freddezza e indisponibilità.

    Altro fattore importante sempre all’interno della famiglia è rappresentato dal clima di conflittualità familiare e quindi dall’emozione di rabbia che il bambino respira a casa.

    Naturalmente, può capitare a tutte le coppie di litigare e non per questo occorre farne un dramma, l’importante è sempre poi recuperare con il bambino, spiegandogli che la mamma e papà possono litigare ma che poi sono capaci di risolversi le loro questioni e che in ogni caso sono sempre presenti per lui o per lei.

    Rispondo a questi due quesiti con un’unica risposta, in quanto strettamente legati.

    Alla luce di quanto spiegato poco fa, non ritengo che la prima cosa su cui agire sia far capire a un bambino che il suo comportamento non è corretto.

    Infatti, se l’adulto modifica il suo ruolo nella relazione, di conseguenza il comportamento aggressivo del bambino viene meno o si riduce. Se l’adulto interviene con calma e comprensione, mostrando un atteggiamento empatico, si offre per il figlio come modello che sa gestire emozioni di collera e rabbia.

    Se invece lo sgrida e lo picchia, gli offre un modello totalmente diverso, secondo il quale chi usa la forza ha la meglio.

    Ci sono alcune alternative alla sgridata, in primis è importante contenere l’emozione. Riconoscete l’emozione al vostro bambino, nominandogliela (sei proprio arrabbiato), questo gli permetterà di imparare a essere consapevole di quello che prova.

    Offritegli inoltre uno spazio per sbollire la rabbia, che è molto diverso da una punizione, ma gli permette di imparare una strategia. Per esempio, se due fratelli litigano e diventano aggressivi, può funzionare staccarli momentaneamente l’uno dall’altro, senza entrare nel merito di chi ha ragione o torto.

    Altra cosa che funziona è far capire al bambino che la sua rabbia è legittima, che capitava anche a voi. Raccontategli degli episodi in circostanze simili in cui anche voi, quando eravate piccoli, vi arrabbiavate, vedrete che vostro figlio vi ascolterà con interesse e questo aumenterà la sintonia tra di voi.

    E’ importante aiutare il bambino a trovare dei modi alternativi al comportamento aggressivo per esprimere la rabbia, meno distruttivi e più efficaci: per esempio attraverso il gioco si può offrire al bambino uno spazio per esprimere la propria rabbia attraverso la voce.

    Cercate di capire, attraverso il comportamento aggressivo, che messaggio il bambino vi sta mandando e, invece che sgridarlo e insistere su quello, andare a monte, ovvero capire cosa alla base gli crea disagio e lavorare su quello.

    Infine, ricordate che la rabbia di vostro figlio è anche un po’ la vostra, nel momento in cui la vivete. Come vi fa stare la sua parte arrabbiata? Quali emozioni suscita in voi? Il suo comportamento aggressivo quali pensieri come genitore attiva in voi? Vi lascio con questi spunti di riflessione.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr.ssa Alessia Signorelli,
    Psicologo Psicoterapeuta

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