Avvelenamento: che fare

Avvelenamento: che fare

Non sempre a causa di avvelenamento si muore, a volte si sopravvive, a volte si hanno dei gravi danni all'organismo; che fare se si ha un incidente di questo genere?

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    Amanita

    Dalle tipiche caratteristiche non permette di fare confusione tra un avvelenamento e altri problemi e disturbi, segni inconfondibili, cosi’ gravi da non ammettere alternative. Eppure per fortuna non sempre di avvelenamento si muore, puo’ capitare di stare anche solo molto male, di patire le classiche pene dell’inferno, ma nella maggior parte dei casi si riesce a sopravvivere.

    C’e’ chi ha avuto la sfortuna di avvelenarsi con i funghi, chi con un particolare alimento, che inalando una sostanza chimica velenosa, ma tutti gli avvelenati hanno avvertito la sensazione, netta, di aver ingerito qualcosa di strano, e poi sono cominciati a stare male. Vediamo insieme che cosa succede quando ci si avvelena.

    Prima di tutto c’e’ da dire che la fase acuta dell’avvelenamento non sempre si sente immediatamente, puo’ capitare che i sintomi si apprestino lentamente, per culminare anche 12 o 24 ore dopo aver ingerito la sostanza velenosa.

    In genere i primi sintomi che appaiono, chiari, sono quelli della nausea, del mal di pancia, dei crampi e del vomito, seguiti da soffocamento, gonfiore e colorito rosso o bianco pallido.
    In caso di avvelenamento, in casa, non si puo’ fare molto, anche se la sostanza che ha intossicato non e’ mortale se la crisi persevera, bisogna ricorrere a un medico o addirittura all’ospedalizzazione. In caso di ricovero e’ altamente probabile che seguano delle prassi anti-veleno che si praticano di routine.

    Se ad avere avvelenato sono stati i farmaci, i barbiturici specialmente, ad esempio, fatto tipico delle persone che sono decise a togliersi la vita, non ci sono alternative; l’avvelenamento da farmaci nella maggior parte dei casi sfocia in coma, per cui compaiono alterazione della respirazione e del battito cardiaco. La conseguenza e’ la morte, per cui bisogna intervenire. Se accade questo va chiamata immediatamente una ambulanza per permettere un immediato soccorso, e il ricovero in ospedale. Nel frattempo e’ bene tenere la persona sveglia e cercare, se possibile, di farla vomitare.

    Se il suicida ha gia’ perso coscienza, invece, non rimane che controllare il battito cardiaco e la respirazione.

    Nel caso di ingestione di alcool si nota immediatamente la tendenza dell’avvelenato a perdere il controllo della realta’, fino a esagerare nello stato di iperattivita’ e precipitare nel sonno, che puo’ sfociare in coma etilico. In questo caso e’ fondamentale continuare a somministrare caffe, a meno che la quantita’ non sia cosi’ alta da dover fare una lavanda gastrica. Nel caso di intossicazione etilica il corpo tende a “evaporare” oer questo e’ bene fare in modo che non stia al freddo.

    Se ad avvelenare invece sono stati i funghi allora e’ bene ricorrere alla ospedalizzazione, perche’ alcune specie sono mortali, e le tossine si manifestano con alterazione della coscienza, vomito, diarrea, nausea, intorpidimento e shock anafilattico. Per risolvere serve una ospedalizzazione di urgenza, dove descrivendo la sostanza ingerita o faranno una lavanda gastrica, o somministreranno l’anti veleno.

    A volte, specie nella bella stagione, accade che si inalino spray o sostanze contro le zanzare e i parassiti, oppure sostanze che sono usate come anti insetto sulle piante e sugli ortaggi. In quel caso si manifestano dei sintomi come tremori, convulsioni e alterazioni respiratorie; se questo accade bisogna cercare di non somministrare cibo, che farebbe assorbire il veleno, ma di fare vomitare l’intossicato.

    Se invece in un momento di distrazione bevete delle sostanze come candeggine, benzine o solventi vi accorgerete immediatamente del dolore causato da questi corrosivi, in bocca, lungo l’esofago e nello stomaco. Quindi e’ bene cercare di lavare lo stomaco con acqua o latte, dipende dalla sostanza ingerita, ma in ogni caso si deve correre in ospedale per un intervento clinico. In questo caso vomitare non servirebbe a niente.

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