Aviaria: sintomi, contagio e cura

Aviaria: sintomi, contagio e cura
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    Aviaria: quali sono i sintomi, come avviene il contagio e qual è la cura? Si tratta di un tipo di influenza che colpisce soprattutto i volatili domestici e quelli selvatici. I virus influenzali che determinano questa patologia possono infettare anche altri animali e, in certi casi, si trasmettono anche agli uomini. In particolare il virus che, anche in passato, ha destato molta preoccupazione è A/H5N1. Di recente a questo virus si è aggiunto un ceppo molto pericoloso: H7N9. Differentemente da quanto accade per il virus dell’influenza stagionale, quello dell’aviaria non facilmente si diffonde da individuo a individuo. Eppure in alcuni Paesi del mondo, come la Cina, l’India e il Vietnam, il virus dell’aviaria ha causato grandi epidemie, arrivando a provocare anche la morte.

    I sintomi iniziali dell’influenza aviaria sono costituiti da febbre alta, tosse, mancanza di respiro e manifestazioni di carattere para-influenzale. In alcuni casi possono comparire, nelle prime fasi della malattia, mal di stomaco, diarrea, vomito e dolore al torace. All’inizio la sintomatologia coinvolge soprattutto le vie respiratorie. Le persone affette dall’aviaria manifestano difficoltà respiratorie, raucedine e a volte è possibile udire anche dei rumori simili a scricchiolii durante la respirazione. In alcuni casi l’unico indizio della patologia è rappresentato dalla congiuntivite. I sintomi, però, possono peggiorare rapidamente e determinare la comparsa di una malattia respiratoria di grave entità, che può rivelarsi fatale. Le complicazioni della malattia comprendono polmonite, insufficienza respiratoria, problemi cardiaci, disfunzioni ai reni e alterazioni di carattere neurologico.

    L’aviaria spesso interessa uccelli acquatici selvatici che sono soliti migrare. Da questi può essere trasmessa al pollame domestico, attraverso un contagio che avviene per mezzo delle feci o delle secrezioni respiratorie. Spesso un fattore di rischio è rappresentato dalle condizioni di sovraffollamento in cui si trovano uccelli in condizioni igieniche precarie. Le modalità di trasmissione più tipiche sono quella orofecale, oronasale e congiuntivale. L’infezione si può trasmettere anche attraverso il toccare le superfici contaminate. Il virus, però, resiste maggiormente alle basse temperature ed è sensibile al calore, specialmente quello che si sviluppa durante la cottura dei cibi.

    Per essere sicuri ed evitare il contagio attraverso gli alimenti, specialmente la carne avicola dovrebbe essere cotta ad una temperatura di almeno 74 °C.

    Per diagnosticare l’aviaria generalmente si ricorre all’uso di un tampone, allo scopo di raccogliere le secrezioni emesse dal naso e dalla gola nei primi giorni della malattia, dopo che sono comparsi i sintomi. Il campione viene analizzato in laboratorio. Gli esperti provvedono ad effettuare test molecolari o colture, per individuare la presenza del virus dell’aviaria. Questi metodi possono non rivelarsi efficaci nelle fasi avanzate della malattia, però, in questi casi, l’infezione può essere identificata attraverso la risposta immunitaria dell’organismo contro il microrganismo patogeno. Spesso ci si avvale anche della diagnostica per immagini, soprattutto per considerare la situazione dei polmoni e, quindi, per stabilire le migliori possibilità di trattamento della patologia.

    La cura dell’influenza aviaria si basa sull’uso degli antivirali, che sono risultati importanti per impedire al virus di replicarsi e per migliorare le probabilità di sopravvivenza. Gli antivirali dovrebbero essere presi entro 48 ore dalla comparsa dei primi sintomi, per essere più efficaci. I farmaci più utilizzati per trattare questa patologia sono l’oseltamivir e lo zanamivir. E’ il medico a dover valutare la somministrazione dei farmaci anche a quei pazienti, nei quali i sintomi si presentano in fasi successive della patologia. La dose giornaliera e la durata della terapia vanno decise in base alla gravità dell’infezione. In alcuni casi, soprattutto se i pazienti presentano anche sintomi gastrointestinali, i principi attivi contenuti nei farmaci potrebbero non essere assorbiti correttamente.

    Fondamentale è la prevenzione, basata sull’igiene, sull’evitare il contatto prolungato con pollame infetto, sulla cottura a fondo dei cibi. Esiste anche un vaccino, che è stato messo a punto e che è detenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale potrà distribuirlo nei casi in cui si diffondesse una pandemia di aviaria. E’ opportuno utilizzare disinfettanti a base di alcol, con i quali devono essere lavate le superfici e le stoviglie toccate da persone con sospetto contagio. Prima di recarsi nei Paesi a rischio, ci si può sottoporre ad un vaccino antinfluenzale. Quest’ultimo non è in grado di proteggere dall’influenza aviaria, però può rivelarsi essenziale per ridurre il rischio di infezione contemporanea di virus dell’aviaria e di altri influenzali umani. Può essere determinante comprare pollame, la cui origine viene garantita, e usare acqua calda e sapone, per detergere gli oggetti e le superfici che sono venute a contatto con il pollame crudo.

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