Attacchi di panico: l’inquinamento tra le cause

Attacchi di panico: l’inquinamento tra le cause
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    Lo ha dichiarato il direttore dell’IRCAP, Istituto di Ricerche e Cure per gli Attacchi di Panico della clinica San Pio XI di Roma. Un viaggio nella metro, in autobus o in treno, per le persone che sono ansiose, possono diventare un incubo da cui e’ impossibile uscire quando ad aiutare il nemico panico interviene un fattore chimico: l’inquinamento.

    Il ricercatore ha infatti scoperto che una alta concentrazione di CO2 stimola in questo senso i chemiorecettori cerebrali i quali sono il primo colpevole del classico attacco di panico. Questo gas ha per di piu’ la caratteristica di trovarsi in alta concentrazione esattamente nei luoghi chiusi, ove non c’e’ molta ventilazione, e quindi questa azione sinergica tra fattore fisico e fattore chimico serve la crisi su un vassoio d’argento.

    Che fare? Quando cominciano i sintomi delle prime palpitazioni cardiache, con le sudorazioni fredde e la stretta alla gola, e’ importante cercare di mantenere uno stato di calma e cercare di posizionarsi nei pressi di finestre o finestrini, nei casi dei mezzi pubblici, cercando di aprirli per avere una sensazione di sollievo dallo stato di soffocamento.

    Nella fase successiva dell’attacco di panico si verificano l’offuscamento della vista e la percezione distorta della realtà e in questa fase e’ consigliabile cercare di raggiungere un posto tranquillo dove sedersi, possibilmente insieme a qualche altra persona, cercando di non isolarsi mai.

    In questi casi delle azioni comuni come l’attraversamento di strade trafficate, la discesa delle scale o lo spostamento verso ostacoli che normalmente sono aggirabili, possono diventare una missione impossibile: nel momento finale della crisi ansiosa, infatti, in cui l’unica percezione che rimane nel malato e’ quella della fuga non esiste la concezione della prudenza.

    Contro questo disturbo il dott. Sorrentino, che ha curato questo nuovo studio, suggerisce una terapia farmacologica, che dura dagli 8 ai 12 mesi, da far seguire al primo attacco di panico. Il neurologo sconsiglia invece di affidarsi alla psicoterapia, che dura molto di piu’ e non sempre raggiunge i risultati di far scomparire il disturbo.

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