Assistenza agli anziani: arrivare preparati alla vecchiaia

Assistenza agli anziani: arrivare preparati alla vecchiaia

Inutile negarlo: gli anni passano e a un certo punto comincia la vecchiaia

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    Italiani impreparati alla vecchiaia

    Se ne parla spesso: la popolazione mondiale sta invecchiando sempre di più, merito anche delle migliori aspettative di vita. Ma questa crescita del numero di anziani rappresenta anche una sfida all’assistenza sanitaria. In Italia siamo preparati?

    Secondo la ricerca internazionale sui servizi sanitari “Bupa Health Pulse”, presentata dalla London School of Economics, nel mondo, e anche in Italia, si diffondono generazioni “giovani di spirito”: nel nostro Paese il 69% degli over 65 non si considera vecchia, il 72% dice di sentirsi ancora in buona salute e il 39% ritiene che la vecchiaia cominci a 80 anni, non prima.

    Un approccio agli anni che passano indubbiamente positivo (l’età percepita influisce anche sull’invecchiamento effettivo), ma che ha il suo rovescio della medaglia: sentirsi ancora giovani non fa prendere sufficientemente coscienza delle necessità assistenziali che si evidenziano invecchiando. Per quanto il 34% tema, con l’invecchiamento, di andare in contro a un cancro e il 23% abbia paura di sviluppare una demenza (la principale causa di lungo degenza negli anziani), solo il 22% degli over 65 ha messo soldi da parte per la vecchiaia.

    In molti, infatti, fanno ancora affidamento sulle strutture assistenziali attuali: il 24% crede che il Governo debba assumersi la maggiore responsabilità per loro in vecchiaia, mentre circa il 72% crede che sarà la famiglia si assumerà il carico dell’assistenza. Ma i conti sono stati fatti senza l’oste, in entrambi i casi: le famiglie non sono più quelle di una volta e così anche l’assistenza “informale”, sta venendo meno.

    Non solo in Italia: “In tutto il mondo una combinazione di fattori societari ed economici – tra cui i cambiamenti demografici, la nascita delle famiglie allargate e la crescita del tasso di divorzi, la migrazione e l’aumento delle donne lavoratrici – stanno erodendo le strutture supportate dalla famiglia, che hanno storicamente fornito il grosso dell’assistenza per gli anziani non indipendenti” spiega Jose-Luis Fernandez, ricercatore della London School of Economics.

    A questo si unisce una crisi anche dell’assistenza sociale e sanitaria nazionale: “I sistemi di assistenza sociale stanno affrontando enormi difficoltà finanziarie e sta emergendo una sfida globale sul modo di supportare gli anziani non autosufficienti in futuro” aggiunge Fernandez. Anche per chi entra nella cosiddetta “terza età”, quindi, diventa importante pensare al proprio futuro e non più limitarsi a vivere l’oggi, valutare le proprie necessità assistenziali future, parlarne con i famigliari e organizzarsi per tempo.

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