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Ascite: cos’è, cause e cura

Ascite: cos’è, cause e cura
da in Addome, Malattie
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    Cos’è l’ascite? Questa malattia è caratterizzata dall’accumulo di liquido nella cavità addominale: ciò avviene per via di diverse cause, che possono essere anche gravi ed è per questa ragione che è necessario intraprendere la corretta cura, il prima possibile. Generalmente, è normale che gli organi che si trovano nella cavità addominale siano immersi in una sostanza liquida, ma in minima parte. Qual è la sintomatologia esatta legata all’ascite? Quali le cause? Quale il trattamento per poter giungere alla guarigione? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è l’ascite? Come anticipato prima, questa patologia è caratterizzata dall’accumulo di liquido nella cavità peritoneale – quello spazio tra la parete dell’addome e gli organi addominali – in modo eccessivo: è, infatti, normale che gli organi siano immersi in una sostanza fluida – ciò impedisce che si verifichino frizioni tra i tessuti – ma in minima parte. Con il termine “ascite”, si indica, dunque, l’accumulo patologico di liquido nella cavità addominale: tale condizione può essere sia lieve e transitoria o grave e sintomatica di altre patologie a carico di fegato o altri organi.

    I sintomi dell’ascite variano a seconda della quantità di liquido in eccesso nella cavità peritoneale. Generalmente, la sintomatologia include gonfiore addominale accentuato, dispnea – ovvero, fiato corto – stanchezza, spossatezza, dimagrimento, dolore addominale, inappetenza, gonfiore alle gambe, ecchimosi e varici addominali. Oltre a ciò, nei casi più gravi, possono verificarsi febbre, confusione, nausea e vomito: ciò può verificarsi in seguito a complicazioni come l’infezione batterica peritoneale conseguenza del ristagno dei fluidi. In alcuni casi, poi, l’ascite può essere indolore; mentre, nei malati di cancro può essere particolarmente dolorosa.

    Quali sono le cause dell’ascite? Spesso, questa malattia è provocata dalla cirrosi epatica, ma può anche essere dovuta a fibrosi dei dotti biliari, infezioni virali epatiche, tubercolosi, insufficienza epato-renale, tumori – ad esempio, carcinoma epatocellulare primario, cancro metastatico al fegato, carcinoma dell’ovaio e carcinoma dello stomaco, colon o pancreas – insufficienza cardiaca, sindrome nefrotica, ipotiroidismo, pancreatite, peritonite batterica o a difetti renali nello smaltimento del sodio che produce, dunque, la ritenzione dei fluidi.

    L’ascite dovuta alla presenza di cancro è chiamata “ascite maligna” e rappresenta circa il 10% di persone con ascite.

    Alla comparsa di segni e sintomi, è necessario contattare il medico che – grazie a degli esami e delle analisi – stabilirà la corretta diagnosi e, dunque, la terapia più adatta al caso specifico. Oltre alla visita medica, allo studio dei sintomi e alle analisi del sangue, potrebbe essere necessario effettuare altri test, come la radiografia, l’ecografia, la TAC e la paracentesi esplorativa.

    Quali sono i rimedi contro l’ascite? La cura dipende dalla causa scatenante e dalla gravità della condizione ma, generalmente, prevede l’assunzione di farmaci antibiotici e una dieta che sia povera di sodio e di liquidi, oltre a un’eventuale assunzione di diuretici per poter riequilibrare la situazione e favorire lo smaltimento dei liquidi in eccesso. Nei casi più gravi, potrebbe essere necessario procedere con il drenaggio dei fluidi tramite una paracentesi evacuativa, il ricovero in ospedale e il trapianto di fegato.

    Infine, la prognosi dipende da fattori quali le cause scatenanti, la gravità della condizione e la tempestività nell’intervenire, oltre che l’età e lo stato di salute del paziente. Generalmente, i pazienti con cirrosi e ascite hanno un’aspettativa di vita ridotta: il tasso di mortalità a 3 anni è, infatti, del 50%; per quanto riguarda l’ascite refrattaria, si parla, invece, di un tasso di sopravvivenza a 1 anno minore del 50%. L’ascite maligna ha, poi, una prognosi infausta. In conclusione, per la maggior parte dei pazienti è possibile migliorare la qualità della vita, ma non migliorare significativamente la sopravvivenza a lungo termine.

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