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Artrosi e artrite reumatoide: dall’esercizio fisico solo benefici

Artrosi e artrite reumatoide: dall’esercizio fisico solo benefici

Un modesto esercizio fisico, eventualmente adattato individualmente, è d'ausilio nel controllo di gravi patologie come artrosi e artrite reumatoide

da in Artrite reumatoide, Artrosi, Benessere, Malattie
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    Un modesto esercizio fisico è d'ausilio per controllare gravi malattie come l'artrosi e l'artrite reumatoride

    E’ una realtà cui i popoli progrediti stanno, da un po’ di tempo, cominciando a fare i conti, parliamo delle patologie a carico dell’ apparato scheletrico, un problema che nei soli Stati Uniti registra una frequenza di osteopatie, soprattutto riferite ad artrosi ed artriti reumatoidi, in misura del 60% di tutta la popolazione.

    La cosa grave è che tali patologie sono quasi sempre invalidanti e incidono con costi sociali ed economici elevatissimi ed inaccettabili per l’intera collettività, così come, c’è da segnalare il fatto, che nel prossimo quinquennio assisteremo ad una recrudescenza di queste malattie con un vero e proprio esercito di malati con “ossa arrugginite” nell’ordine dei 40 milioni di persone.

    Mentre c’è da dire che per l’artrite reumatoide da qualche anno in qua si sono aperti nuovi spiragli di cura, grazie ai recenti farmaci biologici che non si limitano più a spegnere il sintomo ma anche ad arrestare la malattia o rallentarne il decosro, c’è anche da segnalare che coloro i quali hanno già riportato i danni di questa temibile patologia, possono solo sperare di non aggravare un quadro clinico già grave di per sè. Mentre, la degenerazione articolare relativa all’artrosi è un processo più difficilmente arrestabile e la scienza in questo senso, poco ha a disposizione per i malati.

    Il motivo secondo il quale il numero di persone che incorre in queste due gravi forme patologiche cresce a dismisura, è dovuto, in primo luogo, all’allungamento della vita media della popolazione, atteso che sia l’artrosi che la stessa artrite reumatoide, nulla tolgono, a meno di complicazioni a carico di altri organi, intervenute in occasione di traumi o fratture, alla durata della vita dei pazienti. A questo si dovrà aggiungere lo stile di vita condotto all’interno della moderna Società, dove sedentarietà, fattori esterni, aumenti ponderali, non sono che aggravanti di malattie di per sé croniche che con tali concause esterne finiscono con l’esacerbarsi anzitempo.

    Negli Stati Uniti, dove, come si è visto, il numero di pazienti che ricorre alle cure di ortopedici, reumatologi, fisiatri e medici di famiglia, nel tentativo di curare, per lo meno i sintomi di queste patologie, è elevatissimo, si è svolto qualche anno addietro uno studio, fra i tanti, che monitorava l’esistenza di 5.000 malati di artrite reumatoide ed artrosi, riconducibili a pazienti over sessantacinquenni, con lo scopo di verificare gli effetti pratici sulla vita che tali patologie avevano su questi ammalati, e i benefici che gli stessi traevano dall’apporto farmacologico e terapeutico, in generale, a cui erano sottoposti.

    Il quadro che ne è scaturito è interessante per rafforzare le conoscenze scientifiche fin ora raccolte dalla medicina riguardo all’incidenza di queste due patologie nei due sessi ed in ambito alla razza di appartenenza.

    Prima di vedere i risultati afferenti allo studio, c’è da precisare che, trattandosi di un lavoro scientifico riferito a circa due anni fa, non si è potuto stabilire, sulla base dei riscontri documentari, i dati relativi all’esito determinato dalle nuove cure in ambito all’artrite reumatoide. Premesso questo, ciò che è stato riconfermato da precedenti studi è stata la maggiore incidenza delle due malattie nelle donne rispetto agli uomini e questo fa ancor più propendere per un influenza esercitata dagli ormoni nella donna, soprattutto nella menopausa.Quello che è sembrato importante dal lavoro scientifico statunitense è stata la conferma che malattie quali ictus, diabete, patologie cardiovascolari e molte malattie croniche, incidano, significativamente sull’insorgenza ed eventuale aggravamento delle patologie osteoarticolari fra quelle citate, così come, alcuni discendenti delle popolazioni di alcune parti dell’Africa sono a rischio più alto rispetto alle altre popolazioni del mondo, almeno fra quelle esaminate.

    Ma c’è un ipotesi suggestiva che si è palesata agli occhi degli studiosi e che, precedentemente, era solo ipotizzata in maniera empirica e che, oggi ha dei riscontri scientifici più pregnanti rispetto al passato e, cioè, che ad agevolare l’insorgenza ed eventualmente aggravare alcune malattie osteoarticolari, è l’assenza o lo scarso esercizio fisico condotto nella propria esistenza e nel corso della malattia, tant’è che fra i volontari che si sono sottoposti all’osservazione, coloro che avevano condotto vita sedentaria nel corso della propria vita, così come fra coloro che continuavano a non svolgere alcuna attività di nessun tipo, pur in presenza della malattia, subivano un peggioramento, con addirittura violenti casi di recrudescenza delle fasi acute della patologia, in misura del 32% di tutta la popolazione esaminata.

    Da qui, lo studio di tutte quelle strategie terapeutiche che non prescindano da un modesto esercizio fisico, anche durante il decorso della patologia, soprattutto nel periodo in cui questa si fa più silente, con la prescrizione di tutti quei trattamenti fisici da svolgersi, in certi casi, anche all’interno della abitazione del paziente, purchè periodicamente controllato dal proprio medico curante e che consistono in un moderato esercizio fisico, anche in funzione dei danni riportati, a seguito dei quali, in una percentuale alta di casi, il paziente riacquista quel minimo di autonomia che gli consente una qualità della vita, sicuramente, più accettabile.

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