Artrite reumatoide: fattori di rischio associati a malattie cardiovascolari gravi

Artrite reumatoide: fattori di rischio associati a malattie cardiovascolari gravi

Ne sono convinti ricercatori della Mayo Clinic di Rochester che avrebbero rilevato come l’infiammazione che si determina nei pazienti affetti da artrite reumatoide esponga il paziente ad un maggiore rischio cardiovascolare che può condurlo a morte

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    Fino ad una decina di anni fa i medici di fronte ad un paziente affetto da artrite reumatoide, ferma la consapevolezza dello scadimento della sua qualità della vita a causa della malattia, rassicuravano l’ammalato sul fatto che la patologia della quale soffrivano non avrebbe tolto un solo giorno di vita rispetto alla prospettiva che si palesava loro. Ma nuove acquisizioni scientifiche non sono più per nulla d’accordo con questa teoria.

    Ben altro può essere il futuro di un paziente affetto da artrite reumatoide, alla luce delle conoscenze acquisite circa la pericolosità della malattia in ordine alle eventuali conseguenze di natura cardiovascolare; insomma, un paziente affetto da artrite reumatoide è al contempo un paziente a rischio cardiovascolare e può andare incontro a morte proprio per tale causa.

    Ne sono convinti ricercatori della Mayo Clinic di Rochester che avrebbero rilevato come l’infiammazione che si determina nei pazienti affetti da artrite reumatoide esponga il paziente ad un maggiore rischio cardiovascolare che può condurlo a morte. A tale risultato si sarebbe giunti dopo aver osservato 603 pazienti per un lungo periodo di tempo, quindici anni e constatando le loro cartelle cliniche durante i ricoveri ospedalieri cui erano stati sottoposti e non solo, per molti pazienti deceduti si è fatto riferimento anche alle certificazioni di morte che attestavano le cause del decesso.

    Dallo studio è emerso che dall’originario numero di pazienti monitorati dopo 15 anni ne erano morti 354 e per 176 di loro la causa era riconducibile di natura cardiovascolare. Ne deriva che a seguito dello studio è stato possibile tracciare nuovi fattori di rischio associati alla morte cardiovascolare; fattori che dovranno essere attenzionati con cura, secondo i ricercatori e che consistono, innanzitutto in una preesistente eventuale malattia cardiaca, aggravata dall’abitudine al fumo, così come lo stesso diabete rappresenta per questi pazienti un rischio aggiuntivo tutt’altro che secondario; altri importanti fattori di rischio sono rappresentati da eventuale malattia cerebrovascolare, malattia polmonare cronica, demenza, ulcere, neoplasie, malattia renale, epatica ed una storia di alcolismo alle spalle.


    Costituiscono ulteriori fattori di rischio un aumento significativo della VES nel sangue in pazienti affetti da vasculite e con malattia polmonare. Le conclusioni sono quelle secondo le quali diviene centrale la cura di questa importante malattia autoimmune con il ricorso agli ultimi ritrovati della farmacologia e della clinica, così come diventa imprescindibile in questi pazienti il trattamento di quelle condizioni accompagnate dall’allontanamento di tutti quei fattori di rischio prima ravvisati ai fini di scongiurare il più possibile il rischio di eventuali accidenti di natura cardiovascolari che in certi casi conducono a morte il paziente.
    Maradit-Kremers H et al, Arthr Rheum 2005; 52: 722-732

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