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Artrite reumatoide: diagnosi, cura e moderne terapie

    Artrite reumatoide

    Chi soffre di artrite reumatoide ben sa di che parliamo, viste le sofferenze cui va incontro e a poco serve sapere che nella sola Italia sono non meno di 300 mila i pazienti che con questa malattia devono farci i conti e nel mondo sono ben 10 milioni, per una malattia che privilegia il sesso femminile, che oltretutto soffre i sintomi peggiori, in ragione del 75% di tutta la popolazione malata. La patologia, insorge intorno ai 30, 50 anni d’età anche se, ahinoi, non manca anche un risvolto pediatrico per questa malattia, sia pur raro.

    Quando parliamo di artrite reumatoide ci riferiamo ad una malattia autoimmune che manda “ in corto circuito “, se così si può dire, il sistema immunitario che finisce col far si che l’organismo aggredisca se stesso, come del resto accade in tutte le malattie autoimmuni. Se pensiamo alla prevalenza di pazienti nel mondo femminile per l’artrite reumatoide ci rendiamo conto anche di come diverso sia tale sistema nei due sessi, si pensi alla gravidanza, dove il corpo femminile deve accogliere di fatto un “ corpo estraneo “ tanto ingombrante come è un embrione e poi un feto eppure tutto, nella stragrande maggioranza dei casi, va per il verso giusto. Ciò non toglie comunque che il sistema immunitario della donna sia di gran lunga più vulnerabile di quello dell’uomo.

    I ritardi nella diagnosi quasi sempre “ fatali “

    Pur conoscendo da oltre un secolo l’artrite reumatoide e nonostante da qualche decennio si conoscono cure che possono stravolgere al meglio i destini del malato, ancora oggi la diagnosi di questa patologia si formula per lo più con notevole ritardo, col risultato, purtroppo, di ritardarne le cure e di destinare il paziente ad una qualità della vita penosa, quasi sempre interessata, in ultimo, da un’invalidità permanente.

    Perché tanti ritardi

    Il motivo di questi ritardi è dovuto al fatto che il medico che meglio di altri è titolato e competente per diagnosticare e curare la malattia è il reumatologo, uno specialista da poco tempo valorizzato come si dovrebbe e fino a poco tempo fa ancora confuso per ruolo con l’ortopedico, più che con l’ internista cui di fatto maggiormente appartiene. Ciò causa un ritardo dei tempi in cui il professionista giunge al “ capezzale “ dell’ammalato col risultato che i danni, per’altro abbastanza velocemente prodotti dalla malattia diventano irreversibili.

    A peggiorare la situazione il fatto che essendo l’artrite reumatoide una patologia che all’esordio si presenta con una serie di sintomi che si tende a confondere con altre patologie come artriti in un soggetto spesso artrosico, al paziente si comincia col somministrare farmaci che inizialmente inducono ad un momentaneo miglioramento ma che in breve tempo manifestano tutta la loro inefficacia, per non contare che sono spesso gli stessi medici interpellati per prima a convincere il paziente a recarsi presso specialisti diversi che pure inquadrando la patologia ma non hanno le competenze per gestire il complesso protocollo terapeutico necessario per curare il paziente.

    Oltretutto oggi esistono delle vere e proprie strutture convenzionate rappresentate da ambulatori dedicati al malati di artrite reumatoide che, oltre a curarlo, ne seguono il decorso ed eventualmente lo indirizzano verso quegli specialisti per eventuali altre problematiche afferenti la patologia.

    Terapia dell’artrite reumatoide

    Si diceva che l’artrite reumatoide è una malattia conosciuta da tempo ed infatti da oltre un secolo circa si sa cosa si parla quando si nomina tale patologia, tuttavia, fino a circa un decennio fa la cura era, fermi i diversi aggiornamenti avutisi nel tempo, sempre la stessa.

    Buoni risultati si sono sempre avuti, nel breve periodo, col cortisone che anticamente, per’altro, si credeva fosse la vera panacea per questa e altre malattie del genere in grado di “ spegnere” nelle acuzie i fatti infiammatori più penosi ma al contempo si vide come fosse inaccettabile nel lungo periodo una cura del genere. Si è successivamente passati a farmaci diversi, dagli antimalarici,fino ai Sali d’oro, ma gli effetti avversi di questi farmaci, che oltretutto ne ritardavano il decorso senza giungere mai a guarigione, me hanno sempre limitato l’uso e gli stessi fans, tutt’ora utilizzati, si finisce per impiegarli non più e non solo come farmaci atti a limitare le infiammazioni quanto come antidolorifici, tant’è che si finisce per utilizzarli in dosi sempre più massicce, quando non sono essi stessi l’anticamera di veri e propri antidolorifici quali gli antalgici maggiori, morfina compresa.

    La terapia classica e moderna

    Una più moderna terapia dell’artrite reumatoide oggi si basa su farmaci chiamati DMARDS ( Modifyng Anti Rheumatic Drughs, ) cui fanno parte anche la salazopirina e il methotrexate in grado di prevenire il danno articolare preservando la funzionalità ed impedendo sia il danno anatomico che funzionale, tali sostanze farmacologiche hanno più o meno effetto nel 70% dei casi trattati riuscendo a controllare la malattia modificandone il decorso ed impedendo la grave invalidità permanente nel paziente che altrimenti si determinerebbe.

    Purtroppo in tre casi su dieci anche tali farmaci non danno l’esito sperato ed è questa la volta che ci si orienta sui farmaci denominati biologici entrati nell’uso da poco più di un decennio. Di questi prodotti ne esistono di tre tipi che differiscono per azione e assorbimento della sostanza da parte del malato ed a questi tre tipi di sostanze se ne è aggiunto di recente un quarto tipo.

    E’ ovvio che poiché ci si riferisce a degli immunosoppressori, oltretutto costosissimi e con qualche effetto collaterale per il paziente, primo fra tutti la possibilità che il paziente vada incontro ad eventuali infezioni, a volte persino tumori, ne consegue che la somministrazione di tali presidi non solo debba avvenire a strettissimo controllo medico, che oltretutto richiederà un quadro completo aggiornato delle condizioni generali del paziente anche mediante esami ematochimici, ma anche all’interno di quelle strutture mediche organizzate cui si è fatto prima cenno.

    La terapia con tali farmaci è lunghissima, ci sono pazienti sottoposti a terapia da dieci anni, ininterrottamente, ad esempio, anche se la terapia prevede periodi di sospensione del farmaco, non si esclude che, soprattutto in soggetti anziani, si possa anche prevedere una cura a vita del malato. Resta il fatto che essendo i farmaci biologici impiegati per l’artrite reumatoide abbastanza nuovi non esiste una letteratura completa che possa escludere, nel tempo, l’insorgenza di effetti collaterali anche seri ed imprevedibili.

    Prospettive di prevenzione

    La moderna medicina oggi, grazie alla ricerca scientifica, vuol giungere in breve tempo al punto in cui si possa addivenire alla scoperta di marcatori biologici che possano indicare con largo anticipo la possibilità per il paziente di rispondere o meno ad uno o più farmaci biologici, che si intenda impiegare, orientando così al meglio la terapia e, oltretutto, evitando sprechi da riversare sulla collettività. Così come non si esclude, nel tempo, la possibilità di predire con certezza, soprattutto atteso che l’artrite reumatoide ha una predisposizione familiare, che pure c’è, se per una persona vi siano concrete possibilità di ammalarsi, oppure se il paziente presenti le stesse possibilità patologiche di chi non abbia alcuna predisposizione familiare; la ricerca è sempre in corso!