Artitmie cardiache: è tutto scritto nel DNA

Artitmie cardiache: è tutto scritto nel DNA

Dunque alla base di tutto ciò vi sarebbe un’origine genetica che identificano in alcuni cromosomi la causa d’insorgenza e sviluppo di tali malattie

da in Cuore, Malattie, Ricerca Medica
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    Fibrillazione atriale

    Le aritmie che in alcuni casi possono determinare un rischio grave per la vita mostrano un altro lato che ci fa capire che la loro insorgenza è scritta nel DNA. Da ricordare che le aritmie cardiache sono segnalate dall’aumento del tratto PR dell’elettrocardiogramma che ci consente di discriminare il tipo di aritmia la cui più frequente è rappresentata dalla fibrillazione atriale. L’avrebbero stabilito ricercatori americani ed europei che hanno lavorato insieme.

    Dunque alla base di tutto ciò vi sarebbe un’origine genetica che identificano in alcuni cromosomi la causa d’insorgenza e sviluppo di tali malattie. “La ricerca – spiega Serena Sanna dell’Inn-Cnr, responsabile della parte statistica del progetto – “ha permesso di identificare alcune varianti del Dna comuni in nove geni che predispongono, coloro che ne sono portatori, a cambiamenti della conduzione atriale, con aumento dell’intervallo del Pr di circa 19 millisecondi: MEIS1, NKX2-5, CAV1/CAV2, WNT11, SOX5, TBX5/TBX3, ARHGAP24, SCN5A, SCN10A”.

    Sei di queste varianti intervengono nello sviluppo del cuore e quando si presentano eventuali malformazioni queste sono relative al setto atriale ed i pazienti che ne vanno incontro solitamente manifestano quella patologia denominata tetralogia di Fallot, una malformazione congenita che consiste in un difetto del setto che divide i due ventricoli con la conseguenza che i bambini con tetralogia di Fallot appaiono cianotici alla nascita (ovvero con la pelle blu per mancanza di ossigeno).

    Studi successivi avranno per oggetto il meccanismo biologico con cui questi geni agiscono nel prolungare l’intervallo Pr, dal momento che le conseguenze cliniche di un valore anomalo in questo parametro non sono trascurabili.


    “Il 10% di italiani ultra 70enni” – conclude Sanna – è colpito da fibrillazione atriale e sono sempre piu’ gli under 40 ad esserne minacciati, con notevoli ricadute in termini di costi sanitari”.Così come da ricordare che poter vedere ancor prima che si manifestano eventuali anomalie genetiche consente anche un approccio terapeutico preventivo che eviterebbe il formarsi di tali patologie dando speranza a quanti, prima o poi, nel corso della loro vita dovessero imbattersi in tali a volte gravi malattie.

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