Articolazioni: effettuato in Italia il primo trapianto di spalla

Articolazioni: effettuato in Italia il primo trapianto di spalla

In Italia il primo trapianto di spalla al mondo

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    Trapianto Spalla

    Adesso si possono eseguire trapianti di organi di ogni genere, ciò quando è appena trascorso il quarantennale del primo trapianto di cuore eseguito al mondo ad opera di Christian Barnard avvenuto nel 1967; ma oggi si va oltre, coinvolgendo strutture del corpo meno complicate del cuore da trapiantare ma ugualmente sofisticatissime e impegnative come le articolazioni.

    E così, dopo le ginocchia, le caviglie e l’alluce, ecco eseguito appena una settimana fa il primo trapianto completo della spalla, leader in questo tipo di interventi l’Italia con l’ospedale Rizzoli di Bologna che li esegue.

    A beneficiare del primo trapianto della spalla, un cittadino pescarese affetto da una gravissima forma di artrosi post-traumatica, con totale distruzione delle cartilagini e conseguenti dolori lancinanti. La protesi biologica che è stata impiantata al paziente consiste in una porzione di osso che è stata attaccata con delle particolari piccole viti fra spalla, omero e scapola.

    Ad eseguire il delicato intervento chirurgico l’equipe della sesta Divisione di Chrirugia Ortopedica capitanata dal professore Sandro Giannini. Il vantaggio di questa nuova tecnica è quello di utilizzare non più protesi meccaniche come si faceva un tempo, ma ossa prelevate dalla banca dell’osso presso lo stesso ospedale dove è stato eseguito l’interventoche nello specifico provenivano da un donatore di 38 anni deceduto da pochissime settimane.

    Interessante notare che in questo casop l’evenienza del rigetto è molto bassa, fatto questo che implica un ricorso ai farmaci immunosoppressivi molto ridotto a tutto vantaggio della salute del paziente. Ma c’è di più, dopo l’intervento la degenza si riduce ad un paio di giorni ed al paziente una volta a casa viene solo richiesto di indossare per un mese un semplice bendaggio.

    Senza con questo pensare che questo tipo di operazioni chirurgiche sostituiranno del tutto aquelle tradizionali, il professore Giannini tiene a precisare che i nuovi interventi si rivolgono a pazienti giovani di età non oltre i 50 anni, che spesso svolgono attività sportiva, non agonistica che col te4mpo potrebbero persino riprendere.

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