Arresto cardiaco improvviso: servono più soccorritori e defibrillatori

Arresto cardiaco improvviso: servono più soccorritori e defibrillatori

Si muore troppo per un attacco cardiaco improvviso: per cercare di limitare il problema servono più corsi per soccorritori non medici e più defibrillatori presenti nei luoghi pubblici

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    L’arresto cardiaco improvviso continua a essere una delle principali cause di morte: nel nostro Paese corrisponde al 10% dei decessi annui e alla metà di tutti quelli legati alle malattie cardiovascolari. Volendo dare dei dati, si verifica in Italia 1 attacco di cuore improvviso ogni 19 minuti, con 60 mila vittime l’anno.

    La sopravvivenza è difficile perché i sistemi tradizionali di soccorso non arrivano in tempo per eseguire con successo la defibrillazione elettrica, quella terapia che usa scariche elettriche per ripristinare l’attività normale del muscolo cardiaco. Ogni minuto di ritardo riduce del 5-10% la possibilità di sopravvivere.

    Per ridurre questi dati drammatici si punta molto alla diffusione della cultura dell’emergenza, ampliando il numero di soccorritori, non appartenenti alla categoria medica, in grado di usare un defibrillatore semiautomatico esterno e conoscere tutte le operazioni (le cosiddette manovre BLSD, cioè “Basic Life Support Defibrillation”) da eseguire per la rianimazione cardiorespiratoria in caso di perdita di coscienza da arresto cardiocircolatorio.

    “Nel nostro Paese non esiste ancora una Legge nazionale di coordinamento della formazione degli operatori non medici” dichiara il dottor Vincenzo Castelli, vicepresidente di Conacuore Onlus. “Lla nostra prima istanza, è che si estenda la base di coloro – onlus e associazioni di volontariato in primis – che possano impartire corsi gratuiti di BLSD, previa autorizzazione da parte degli organi competenti.” Ad oggi, infatti, la legge prevede che i corsi per i soccorritori possano essere organizzati solamente da Asl, forze dell’ordine, personale del 118 e dalle associazioni di volontari.


    “Un secondo punto cruciale è il riconoscimento nazionale del diploma di operatore autorizzato: paradossalmente oggi, un diploma conseguito in una Regione potrebbe non essere considerato valido in un’altra” aggiunge Castelli.

    Ma non ci si può limitare solo ad aumentare il numero dei soccorritori, servono anche defibrillatori, automatici e semiautomatici, disponibili nei luoghi pubblici ad alta affluenza, come aeroporti, navi da crociera, scuole, club sportivi, centri commerciali. L’arresto cardiaco improvviso, ovviamente, può verificarsi ovunque e bisogna poter avere a portata di mano le apparecchiature necessarie, che gli esperti ritengono di facile utilizzo.

    All’estero ci sono già esperienze di questo tipo e sembrano essere positive: “Da poco, per esempio, negli Stati Uniti è stato presentato uno studio in cui si prendono in esame 1.700 college dotati di defibrillatori, dove si pratica sport anche a livello agonistico. I risultati sono sorprendenti: la percentuale di sopravvivenza di chi è colpito da attacco cardiaco improvviso è del 64%” conclude Castelli.

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