Aritmie cardiache: per quelle congenite pronti nuovi metodi di diagnosi precoce

Aritmie cardiache: per quelle congenite pronti nuovi metodi di diagnosi precoce

Il problema dell’aritmia cardiaca congenita è dato dal fato che il cuore dell’ammalato non presenta alterazioni nella struttura e nella morfologia, tuttavia a soffrire è il ritmo che in determinati casi, stress psicofisico o a seguito di malattia ad altra natura riconducibile, può condurre ad un errato equilibrio della frequenza fino a giungere all’arresto cardiaco

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    aritmia cardiaca congenita

    Non se ne parla tanto almeno finchè qualcuno non si accorge di soffrire di una qualche aritmia cardiaca, ovvero, una frequenza ed un ritmo del cuore in qualche modo alterato. Eppure le aritmie cardiache, almeno quelle congenite, sono tutt’altro che rare, lo dimostra il dato secondo il quale su 5.000 bambini nati almeno sei soffrono di questa patologia.

    Alla base delle aritmie cardiache congenite, ricordiamo la Sindrome di Brugada o la Sindrome del QT allungato, un gruppo di malattie genetiche che oggi la scienza conosce e che presto potrebbe diagnosticare con largo anticipo con la diagnosi molecolare provvedendo ad applicare la migliore terapia possibile.

    Il problema dell’aritmia cardiaca congenita è dato dal fato che il cuore dell’ammalato non presenta alterazioni nella struttura e nella morfologia, tuttavia a soffrire è il ritmo che in determinati casi, stress psicofisico o a seguito di malattia ad altra natura riconducibile, può condurre ad un errato equilibrio della frequenza fino a giungere all’arresto cardiaco.

    La causa principale di questa anomalia sarebbe data dall’alterazione derivante dal transito del sodio, un microelemento che serve al cuore per regolare e dar vita al battito cardiaco, secondo gli scienziati ed il prof. Marco Denegri, in particolare, dell’Unità Operativa di Cardiologia Molecolare di Pavia e profondo conoscitore di questo problema, si assisterebbe a delle alterazioni genetiche che inducono a soffrire di aritmia cardiaca a causa di un gene alterato che non consente il regolare passaggio del sodio, ricordiamo la pompa sodio-potassio, nella cellula.

    E sarebbe proprio l’alterazione genetica a modificare la giusta quantità di sodio che entra ed esce dalla cellula e che determina appunto l’aritmia.

    I metodi che ci consentono di scoprire quel gene difettoso è dato dalla tecnica di immunofluorescenza. Attualmente le terapie previste per fronteggiare le aritmie sono date dall’utilizzo di farmaci cosiddetti betabloccanti ma non sempre sortiscono il risultato sperato, al punto che in alcuni casi, più rari, si è pure costretti a ricorrere all’utilizzo di un particolare defibrillatore che è possibile impiantare nel paziente e che dunque previene l’aritmia.

    Tuttavia, come detto, la ricerca fa grandi passi avanti nella cura delle aritmie congenite, tant’è che oggi è possibile e lo sarà ancor di più domani, diagnosticare con largo anticipo tali patologie, prevedendo nel breve periodo anche cure sempre più efficaci, compresa l’applicazione di nuovi farmaci che agiscono in maniera meno invasiva e più efficace del defibrillatore impiantabile.

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