Appendicectomia: la diagnosi affidata alle urine

Appendicectomia: la diagnosi affidata alle urine

A tale risultato sono giunti ricercatori del Proteomics Center del Children’s Hospital di Boston (Usa) che hanno pubblicato sugli Annals of Emergency Medicine; gli studiosi avrebbero individuato degli speciali biomarcatori rappresentati da proteine sentinella che si attivano in presenza di un’infezione, soprattutto quella all’appendice

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    L’appendicectomia, ovvero l’asportazione chirurgica dell’appendice, è oggi uno degli interventi più semplici; altrettanto non si può dire della malattia che sta alla base dell’intervento stesso, l’appendicite, ovvero l’infiammazione di una piccola formazione dell’intestino crasso che quando si infetta, per svariate ragioni, difficilmente riesce a risolversi del tutto con i soli farmaci.

    Nel caso di appendicite i farmaci d’elezione utilizzati sono rappresentati dagli antibiotici, ma molto spesso il ricorso al chirurgo diviene conditio sine qua non, al fine si scongiurare gravissime conseguenze quali la peritonite con consequenziale perforazione dell’intestino. Ne consegue che di fronte a delle vere e proprie coliche addominali, soprattutto localizzate a livello appendicolare, stante la scarsezza di informazioni che si riescono a trarre dagli esami diagnostici di routine, si propende per l’intervento al fine di scongiurare peggiori conseguenze.

    Resta il fatto che tutti, potendo, vorrebbero evitare il sua pur banale intervento ed oggi è possibile non sottoporsi all’appendicectomia quando non strettamente necessario, ma per farlo bisogna essere certi che non ricorrano le situazioni per intervenire. La scienza come si sa va avanti ed è riuscita a mettere in atto un semplicissimo test effettuato sulle urine in grado di stabilire se l’infezione è tale da dover intervenire o meno.

    A tale risultato sono giunti ricercatori del Proteomics Center del Children’s Hospital di Boston (Usa) che hanno pubblicato sugli Annals of Emergency Medicine; gli studiosi avrebbero individuato degli speciali biomarcatori rappresentati da proteine sentinella che si attivano in presenza di un’infezione, soprattutto quella all’appendice.

    Tale marcatore è rappresentato dalla glicoproteina alfa-2, una sostanza ricca di leucina la cui presenza rende quanto mai certa la diagnosi di appendicite. Attualmente, spiegano gli scienziati americani, attraverso l’utilizzo delle tradizionali tecniche di diagnostica per immagini, dal 3 al 30% dei bambini subisce un intervento che si poteva evitare, mentre il 30-45% delle diagnosi arriva tardi, con una peritonite già in atto. “L’analisi delle urine è più semplice, rapida e accessibile universalmente – spiega uno degli autori della ricerca, Richard Bachur – ma soprattutto non ha effetti collaterali, mentre l’esposizione dei bambini alle radiazioni delle tecniche radiologiche può aumentare il rischio di sviluppare un tumore nel corso della vita”.

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