Anziani: la perdita della memoria recente, un’evenienza da attenzionare

Anziani: la perdita della memoria recente, un’evenienza da attenzionare

Stimolare il dialogo, la buona tavola, la compagnia, insomma gli interessi alla vita, è il milgior metodo per mantenere vitale una persona anziana

Il trascorrere del tempo, per una persona anziana implica, in maniera spesso repentina, tutta una serie di cambiamenti psico-fisici evidenti; una prova di quanto avviene in una persona avanti negli anni, ce la da la semplice domanda rivoltagli a proposito del fatto di ricordare un numero di telefono o la data di una ricorrenza, magari fino a poco tempo prima rammentata con facilità e adesso riportata a galla nella memoria con estrema difficoltà, mentre alla richiesta di ripetere un avvenimento trascorso molto tempo prima, ci si accorge immediatamente come la risposta della persona avanti negli anni sia pronta e precisa.

Questo, sorprendentemente, ci da l’esatta misura di come stia mutando la facoltà mnemonica della persona non più giovane, dandoci anche l’occasione per dimostrare come nella terza età venga maggiormente compromessa la memoria recente, mentre resta attiva la memoria remota che consente di ricordare fatti anche remoti con estrema semplicità. Ma nell’anziano a mutare è anche la sfera emozionale, al punto da riscontrare un’inedita emotività in un anziano che prima non palesava, anche se questo è più spesso evidente in quelle persone interessate da una malattia impegnativa anche superata, così come, nell’anziano, oltre a sorprenderlo spesso in lacrime al semplice ricordo di un evento, neanche particolarmente triste, si assiste, alla stregua dei bambini, al suo tentativo di stabilire contatti, anche fisici, con la persona che si prende cura di lui, sorprendendolo sempre più frequentemente nell’attimo in cui si trova a stringere la mano della persona che gli sta vicino e a non volergliela lasciare e, quasi sempre, tale atteggiamento riguarda tutti, anche le persone, apparentemente più indurite dalla vita.

Il significato scientifico
Da un punto di vista scientifico nell’ultima stagione della vita, si assiste ad una progressiva ed inesorabile perdita dei neuroni, ovvero le cellule nervose,al punto che, a 70 anni d’età, l’individuo perde ogni giorno qualcosa come 100.000 neuroni, un po’ come avviene negli alberi in autunno che si spogliano di un gran numero di foglie, anche se nella mente dell’uomo tale evento è sicuramente irreversibile. Nell’organismo che invecchia, inoltre, si assiste ad un altro importante fattore che, per la verità comincia a manifestarsi ancora in giovane età, sia pure in maniera ridotta e, cioè, la diminuzione di peso del cervello, si pensi soltanto che dai 30 ai 75 anni d’età, la persona ha già perso il 10% del suo peso originario, accompagnato, soprattutto nelle stagioni più avanzate dell’età, da una ridotta vascolarizzazione dell’organo che a 75 anni può ridursi anche del 20%, questo, aggiunto alla perdita dei neuroni e contestuale diminuzione dei dendriti, ovvero quelle strutture a ponte che collegano i neuroni gli uni con gli altri, spiega, scientificamente, la perdita della memoria recente dell’anziano.

Meccanismi di controllo naturale del decadimento cerebrale
Non è che la natura assista in maniera inerte al decadimento cerebrale, soprattutto quando esso sia la causa di una malattia che abbia impegnato o danneggiato l’organo colpito. Per esempio, a livello cerebrale esiste una sorta di “ruota di scorta” fisiologica predisposta dall’organismo alla nascita che consiste in un soprannumero di neuroni al di sopra del fabbisogno del momento e che serve a ricostituire, in parte, le perdite naturali che avvengono con gli anni. Ma ciò che appare ancora più suggestivo nell’individuo, è quella sorta di mutuo soccorso programmato naturalmente e che consiste nella differenziazione delle funzioni delle singole cellule che sopperiscono ad altre, eventualmente danneggiate; la constatazione di quanto l’organismo faccia, naturalmente,nel tentativo, spesso infruttuoso di correzione dei guasti che si verificano dopo una malattia, lo riscontriamo di fronte a quei malati, reduci, ad esempio, da un ictus cerebrale laddove, pur non potendo assistere ad un recupero funzionale delle aree interessate dalla malattia, possiamo anche notare come l’organismo, soprattutto se stimolato, riesca, in parte a riprendere le proprie funzioni, anche se non certo in maniera ottimale.

Per il resto, il decadimento delle funzioni intervenute con la vecchiaia è un processo naturale contro il quale, fin’ora poco o nulla si può fare, al di là di del fatto che la scienza è orientata a trovare i rimedi atti a spostare, chissà, sine die, le lancette dell’orologio biologico allungando la vita e, nel possibile, migliorandola qualitativamente al meglio.

In attesa di scoprire farmaci o quant’altro in grado di rallentare al massimo l’invecchiamento, oggi esistono delle norme igieniche che possono già essere messe in pratica dall’anziano e da di chi si prende cura di lui. Ad esempio, atteso che i radicali liberi, quelle particolari sostanze chimiche “deviate”, alcune prodotte dallo stesso organismo quali prodotti ultimi di scarto e non sufficientemente allontanate al momento opportuno, hanno effetti negativi sull’organismo, al di là di quanto oggi si scopra, che addirittura si vorrebbe persino che alcune di queste sostanze possano rivelarsi utile alla vita, lo sforzo che andrà fatto, per conservarsi in buona salute, il più a lungo, è quello di allontanare tutte quelle azioni o sostanze che distruggono le cellule accelerando l’invecchiamento e aprendo la strada alle malattie. Pensiamo all’inquinamento ambientale, al fumo di sigaretta, ai raggi ultravioletti, all’alcol assunto in eccesso, all’alimentazione sbagliata e troppo grassa, all’azione dei farmaci, spesso assunti inutilmente ed allo stress eccessivo. Ne consegue, che l’azione di queste sostanze tossiche, alla lunga, sull’organismo, è duplice nella terza età, dove da un lato si assiste ad un decadimento cerebrale dovuto alla perdita naturale delle cellule neuronali e dall’altro, alla distruzione da parte dei radicali liberi di un’altra quota importante di cellule ancora in buono stato.

Un ruolo importante, proprio in un’era in cui si assiste ad un allungamento della vita della gente, da una parte e dal sempre maggior numero di persone anziane, dall’altra, spetta alla medicina che sta soprattutto negli ultimi anni, dedicando sempre maggior tempo e risorse allo studio di tutti quei fattori che incidono pesantemente sulla terza età, cercando di individuare quelli che più di altri abbiano responsabilità, diretta o indiretta, nell’influire sulla salute dell’anziano. Oggi si annette, fra l’altro, all’alimentazione un ruolo importante nel decadimento delle funzioni relazionali e cognitive, al punto che negli ultimi anni, lo sforzo dei medici si è andato concentrando sul valore di una buona dieta, appetibile, sicuramente, ma diversificata in funzione delle eventuali malattie della persona e del suo stato fisico del momento.

Ecco profilarsi un regime dietetico, nella terza età, sempre meno orientato verso alimenti ipercalorici ed iperproteici, eventualmente aggiungendo dall’esterno o privilegiando quei cibi che già contengano di per sé sostanze anti radicali liberi, che l’organismo da solo, non riesce a sintetizzare. Ma un ruolo anti invecchiamento,si è constatato, lo svolgono tutte quelle azioni che stimolano la persona, ovvero, la ricreazione di tutti quei comportamenti atti a stimolare l’interesse della persona anziana, evitando, invece,che il soggetto non più giovane, perda il gusto nei confronti della vita, atteso che, la solitudine, accompagnata spesso alla depressione, ha un ruolo deleterio accelerando a dismisura i processi di decadimento cerebrale, al contrario, il moderato esercizio fisico, la lettura, il dialogo, lo stesso gioco di società, la buona compagnia, svolgono una vera e propria funzione anti età.

Ecco l’importanza sempre più attenta da parte della medicina verso quelle attività psico-fisiche adatte alla persona non più giovane in grado di rendere loro qualitativamente e quantitativamente di gran lunga migliore l’esistenza, un compito che spesso oggi, nella frenesia della vita moderna si preferisce demandare a strutture all’uopo predisposte, ma che non dovrebbe escludere del tutto, in questo, l’attenzione di quanti, a diverso titolo, si prendono cura delle persone anziane, in maniera continuativa od occasionale, siano essi congiunti, amici o semplici conoscenti.

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Mar 05/02/2008 da

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