Anziani: il sistema socio-sanitario in Italia

Anziani: il sistema socio-sanitario in Italia

Anziani: il sistema socio-sanitario in Italia

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    A seguito di un importante sondaggio riguardante la popolazione anziana in Italia, preparato dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (Sigg ), si è potuto comprendere al meglio le vere problematiche afferenti alla popolazione over 60 nel nostro Paese, sottolineando la necessità di una maggiore attenzione verso una stagione della vita che, nei prossimi anni, sarà destinata ad essere occupata da sempre maggiori rappresentanti dei due sessi, atteso che l’Italia è il Paese del mondo dove si vive più a lungo con un’aspettativa della vita media che per gli uomini è oggi di 77 anni e per le donne di 83, il risultato oggi è che un italiano su tre ha più di 65 anni d’età e uno su 20 più di 80. Si tratta di vedere, alla luce di queste acquisizioni, come vive quest’importante stagione della vita l’attuale popolazione anziana.

    La famiglia: insostituibile sempre
    In Italia, secondo l’indagine della Segg.,la situazione degli anziani riguardo al rapporto che queste persone hanno con la famiglia non è del tutto negativa se, analizzando le risposte che gli intervistati hanno dato al sondaggio si riesce ad evidenziare che, indipendentemente dalla condizione economica degli interpellati, 40 anziani su 100 ha dichiarato di ricevere aiuto dai figli, aiuto inteso come sostegno psicologico e cura nel risolvere le problematiche quotidiane. Il 30% degli intervistati ha anche risposto di ottenere più o meno analogo ausilio dal proprio coniuge. La situazione si fa più spinosa in estate, alla chiusura delle scuole per i nipoti, con l’arrivo delle alte temperature e delle diverse abitudini di vita all’interno dei nuclei familiari, situazione, questa, che spesso ha all’interno delle famiglie un effetto destabilizzante. Una parte non estesissima, ma pur tuttavia considerevole di questi anziani, quantizzata in circa il 20% dell’intera popolazione, resterebbe infatti priva dell’assistenza familiare.

    La salute degli anziani
    Rispetto al passato, immaginiamo un trentennio fa, ad esempio, la salute di tutti, anziani compresi, è di gran lunga migliorata, ciò si deve a diversi fattori, quali, ad esempio, la ricerca scientifica che ha reso possibile l’approccio nei confronti di diverse patologie un tempo di difficile o impossibile cura,così come la cura di patologie croniche, quali il diabete, ad esempio, che è possibile controllare più adeguatamente rispetto a quanto si sarebbe potuto fare un tempo, stessa cosa dicasi per l’esito di gravi patologie, quali ictus ed infarti che oggi, in certi casi, è possibile controllare nei loro effetti invalidanti, molto meglio di quanto si potesse soltanto immaginare un quarto di secolo fa, per non contare l’insostituibile ruolo che ha la prevenzione anche in questa popolazione. D’altro canto, a parte il dato oggettivo verificabile facilmente solo constatando le condizioni di salute di molti anziani, lo stesso dato riscontrato dal sondaggio lo dimostra, atteso che da questo si evince che su 100 domande, 36 risposte palesano l’evidenza di persone che, a dispetto degli anni, continua a svolgere attività lavorativa o occupazioni varie.

    Così come c’è da dire anche che Il 20% degli intervistati, svolge modesta attività fisica e l’11% si dedica al volontariato per essere d’aiuto al prossimo in un periodo della vita in cui il tempo per farlo, normalmente, non dovrebbe mancare. A questo dato si aggiunge l’altro del Censis, però riferito ad un paio di anni fa, che sottolinea l’evidenza che nell’intera popolazione anziana un numero pari ad oltre 5 milioni di individui ha effettuato un viaggio di piacere nell’ultimo periodo con famiglie al seguito o gite organizzate, verso destinazioni italiane o località estere.

    Il triste rovescio della medaglia
    Come troppo spesso accade, davanti ad una situazione esistenziale positiva, nonostante gli acciacchi dell’età, se pensiamo alla popolazione anziana, sulla base del sondaggio e degli studi effettuati in quest’importante stagione della vita, non mancano situazioni di allarme circa una fetta significativa si popolazione che è rimasta ai margini della società in un momento della propria vita quando più difficile sembra il modo di cambiare la propria condizione sociale e, ahimè, economica. La Terza Età, infatti, per molti appartenenti, ancora oggi, nonostante i progressi della medicina, resta una condizione interessata da continue sofferenze, emarginazione e, purtroppo, anche di degrado economico e sociale. Le condizioni di non autosufficienza fanno il resto, condannando molti appartenenti alla Terza Età ad un’esistenza triste e grama se solo si pensi che 6 anziani su 100 fanno parte di questa fascia sociale e che quasi 2 milioni di anziani, in Italia, è completamente allettato e per nulla autosufficiente con l’aggravante che di fronte a questa situazione si registra anche la triste condizione di allontanamento psicologico se non fisico della famiglia col ricorso a strutture specializzate dove, sovente, purtroppo l’anziano viene parcheggiato in attesa che le sue funzioni vitali cessino del tutto e sopraggiunga la morte.

    L’importanza del sistema sociosanitario nella popolazione anziana
    Tuttavia, se importante è il ruolo della famiglia nell’anziano e nella famiglia inseriamo non solo i congiunti prossimi, ma anche amici, conoscenti, vicini di casa e altri, che, a diverso titolo e in occasioni differenti, si prendono cura della persona anziana e spesso malata, dobbiamo anche annoverare l’importante ruolo che svolge il sistema sociosanitario che però, almeno in certe zone del Paese, stenta a decollare nella mentalità sia della famiglia che dell’anziano stesso, entrambe figure che mal considerano un apparato che, senza destituire dai compiti assunti sia dal singolo individuo che dal’intero nucleo familiare ove egli risieda, può essere un valido e, spesso, insostituibile mezzo di supporto atto al miglioramento della qualità della vita di tutti, anziani e propri familiari.

    Che nonostante i progressi dell’assistenza socio-sanitaria nella Terza Età con le Istituzioni preposte a prendersi cura dei bisogni delle persone anziane ancora stentino ad assumere quell’importante ruolo che invece dovrebbero avere, la constatazione di quanto ancora strida in molte famiglie l’atteggiamento verso queste forme di assistenza specializzata cui si ricorre tardivamente e in condizioni estreme di disagio. Lo dimostra il numero percentuale,appena il 5,5% degli anziani, seguiti adeguatamente da strutture specializzate, una percentuale troppo bassa che fa i conti con un’altra situazione allarmante che riguarda la situazione economica degli over sessantacinquenni che vivono, in una misura che va oltre il 50% dell’intera popolazione a quest’età, secondo i dati Istat, con risorse economiche al di sotto dei 750 euro mensili, troppo pochi, se si pensa che, stante la situazione economica attuale del Paese, queste misere entrate spesso servono a contribuire all’andamento delle famiglie dove l’anziano è accolto e al quale non resta nulla che possa partecipare a dargli quel minimo di indipendenza economica, aggravando spesso la sua condizione psicologica già compromessa, a volte, dall’età.

    Il sistema sociosanitario nel contesto delle problematiche annesse alla terza età può rappresentare una soluzione anche verso quei problemi riguardanti quelle persone anziane che non possono neanche far conto sulla propria famiglia e che spesso, oltre a vivere in uno stato di semindigenza, soffrono le conseguenze di malattie croniche o invalidanti e, proprio l’evidenza dell’aumento della durata della vita media nei Paesi progrediti, l’avvento di nuove cure e l’attenzione sociale sempre maggiore che la Terza Età sta rivestendo negli ultimi anni, aprirà una delle tematiche sociali più importanti del prossimo futuro con interrogativi sempre nuovi cui dover dare una risposta adatta nei confronti di questa fase della vita che nel prossimo futuro annovererà un numero di persone senza maggiore, insomma, senza uguali nella storia dell’intera umanità.

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