Antidepressivi: il rischio suicidio è età dipendente

Antidepressivi: il rischio suicidio è età dipendente

Ma un nuovo studio risalente ad appena un anno fa ha richiesto ancora una volta l’intervento della FDA, da quando si sarebbe visto che tali drammatici eventi erano età-dipendente e non riguardavano solo i soggetti di cui sopra, ma anche giovani adulti

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    Suicidio

    Nelle forme depressive soprattutto maggiori, il rischio di un suicidio vero o plateale che sia, non è un evento frequente ma non è al contempo del tutto escluso. Tuttavia, ultimamente un ruolo nella comparsa di questo drammatico evento lo rivestirebbero anche alcuni farmaci utilizzati proprio per la cura di determinate forme depressive e fra questi i cosiddetti SSRI, ovvero, quelle specialità farmacologiche che agiscono nella ricptazione della serotonina.

    Non c’è una stretta correlazione netta fra questi farmaci e gli eventi suicidari, poiché quest’ultimi sono anche dipendenti da tutta una serie di altri fattori anche predisponenti, ciò non toglie però che il primo allarme era stato posto dalla Food and Drug Administration, l’Ente di controllo di farmaci e alimenti in America che già quattro anni fa impose alle ditte farmaceutiche di inserire nel foglietto illustrativo interno di queste specialità la possibilità di comparsa di eventi suicidari in soggetti molto giovani, compresi bambini ed adolescenti in cura.

    Ma un nuovo studio risalente ad appena un anno fa ha richiesto ancora una volta l’intervento della FDA, da quando si sarebbe visto che tali drammatici eventi erano età-dipendente e non riguardavano solo i soggetti di cui sopra, ma anche giovani adulti. Lo studio, afferente a 372 ulteriori lavori scientifici, ha analizzato una popolazione in cura costituita da 100 mila pazienti che assumevano questi farmaci evidenziando che l’evento suicidarlo era presente in maggior misura in soggetti con un’età inferiore a 25 anni, mentre la soglia di rischio cadeva vertiginosamente in un’età compresa fra i 26 ed i 64 anni d’età, oltre la quale, gli inibitori selettivi della serotonina, saarebbero risultati senz’altro utili nel ridurre il rischio suicidio in questi pazienti.

    Insomma, secondo lo studio effettuato, si sarebbe visto che nel campione di volontari che si era sottoposto allo studio il rischio di incorrere in un suicidio era superiore anche di tre volte rispetto a chi assumeva tali antidepressivi rispetto a chi invece, veniva curato, soltanto con placebo.

    Nei numeri si rileva che; tra i 99.231 pazienti inclusi nella revisione, 8 hanno commesso suicidio, 134 hanno tentato il suicidio e 10 hanno fatto preparativi senza attuarlo.Altri 378 pazienti hanno riferito di aver pensato a commettere un suicidio ma non hanno messo in pratica i propri propositi.

    Sull’argomento si è acceso un interessante dibattito fra studiosi del campo, tant’è che un luminare inglese della materia, il professore John Geddes dell’University of Oxford, avrebbe sostenuto che non è del tutto certo il ruolo di tali farmaci nella realizzazione o nei pensieri suicidari, oltretutto, sempre secondo gli studiosi inglesi, sembrerebbe che rischi diversi si correrebbero a seconda delle molecole utilizzate all’interno della stessa famiglia degli SSRI.
    Fonte: British Medical Journal, 2009

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