Antibiotici: non solo rischio fotosensibilizzazione quando si va al mare

Antibiotici: non solo rischio fotosensibilizzazione quando si va al mare

La fotosensibilizzazione consiste in una reazione esagerata della nostra pelle ai raggi solari o raggi abbronzanti artificiali nelle zone in cui la cute è più esposta all’intensità di tali raggi

da in Antibiotici, Farmaci, In Evidenza, Pelle, Shock Anafilattico
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    tintarella

    Può accadere che il medico non ricordi al paziente, o l’assistito faccia finta di non ricordare quanto gli è stato raccomandato, ovvero, che l’antibiotico prescrittogli per curare una qualsivoglia infezione in atto non è compatibile con l’esposizione diretta ai raggi solari, soprattutto se prolungata e/o reiterata. Vero è che non siamo ancora del tutto entrati nella stagione più assolata dell’anno, ma ciò non toglie che per esposizione diretta ai raggi solari non occorrono, ai fini degli affetti avversi, esposizioni di ore, basta molto meno e se soprattutto apparteniamo alla categoria degli irriducibili della tintarella dovremo a maggior ragione fare attenzione a ciò che assumiamo in fatto di farmaci, quando decidiamo di recarci al mare.

    Il rischio cui si incorre infatti a seguito dell’assunzione di alcuni antibiotici seguita da esposizione ai raggi solari è la cosiddetta fotosensibilizzazione.

    Ma cosa è la fotosensibilizzazione

    Tale manifestazione consiste in una reazione esagerata della nostra pelle ai raggi solari o raggi abbronzanti artificiali nelle zone in cui la cute è più esposta all’intensità di tali raggi. Ne deriva che vi è un rapporto fra la quantità di farmaco assunta e la durata dell’esposizione stessa; ai fini dei danni che si possono provocare alla pelle, così come servirà anche sapere che il farmaco può dare tali reazioni avverse anche nell’ipotesi che la sostanza venisse applicata per uso topico, ovvero, sotto forma di creme o pomate. Quando la fotosensibilizzazione ha assunto tali effetti si parla di fototossicità.

    Fototossicità e fotoallergie

    Considerato che la fotosensibilizzazione null’altro è che una reazione verso la luce solare o artificiale, non possiamo non considerare anche un altro fenomeno collaterale che si manifesta con lo stesso meccanismo ma che va sotto il nome di fotoallergia e che innanzitutto si manifesta e si differenzia dalla fototossicità per due ragioni; la prima, la reazione si presenta anche in parti del corpo lontane da quelle che abbiamo trattato con una pomata ad esempio o che non abbiamo assolutamente esposto ai raggi solari; la seconda, nei casi di fotoallergia anzicchè assistere ai fenomeni avversi dopo un periodo di tempo prolungato, che va dalle 5 alle 18 ore con punte di picco che solitamente raggiungono la massima gravità nelle 36/72 ore dall’esposizione, il fenomeno si presenta pressocchè immediatamente dopo la prima esposizione e per di più non è dose dipendente, ovvero, non dipende dalla quantità di farmaco assunta, cosa che accade, come visto con la fototossicità.

    Il rischio che si incorre in entrambi i fenomeni è quello di subire una vera e propria ustione, a volte anche molto seria, nel caso delle fotoallergie si possono anche avere gli stessi effetti di una qualsiasi allergia fino, nei casi estremi, alla comparsa del gravissimo shock anafilattico. Inutile dire che il paziente al primo segno di una fotosensibilizzazione di qualsivoglia natura deve immediatamente recarsi dal medico, se non addirittura al Pronto Soccorso, e con lui concordare l’eventuale prosecuzione delle terapie, se rese indispensabili, avendo cura di non esporsi più alla luce solare fino a che non abbia concluso la cura, dando anche il tempo che il farmaco venga completamente escreto ed in contemporanea provvedere a farsi curare i sintomi della reazione che il medico intenderà praticare.

    Doxiciclina, non solo fotosensibilizzazione

    Dunque stante la gravità di tali fenomeni avversi occorre ricordare che ultimamente è finita sotto la lente di ingrandimento dei medici la Doxicixlina , un antibiotico che appartiene alla famiglia delle tetracicline e che viene comunemente usata nella terapia di IVU; nelle infezioni da rickettsie, da clamidie, da Mycoplasma e da Vibrio, nelle riesacerbazioni di bronchiti croniche, nella malattia di Lyme, nella shighellosi, nella brucellosi, nel granuloma inguinale e, come terapia alternativa alle penicilline nella sifilide.

    La doxicillina viene usata per la chemioprofilassi della malaria causata da Plasmodium falciparum clorochina-resistente, mentre la demeclociclina viene usata nel trattamento della sindrome da inappropriata increzione di ormone antidiuretico. I gonococchi produttori di penicillinasi sono relativamente resistenti alle tetracicline.

    Caduta delle unghia

    Con l’uso di tale antibiotico si sono verificati casi di fotoonicolisi, ovvero, caduta delle unghia. Una reazione che in qualche modo ci ricorda la stessa fotosensibilizzazione ai fini delle cause che l’hanno determinata e che segue ad una segnalazione riguardante cinque casi di persone andate incontro al fenomeno durante la cura della malattia di Lyme seguita al morso della zecca. Da segnalare che i pazienti che hanno subito tale reazione erano residenti nei Paesi Bassi e di primo acchito lo scarso numero di casi farebbe considerare rara la reazione avversa così come non si può neanche escludere che ad avere parte attiva nel fenomeno sia la stessa patologia sofferta.

    Tuttavia, la zona geografica in cui tutti i fenomeni descritti si sono verificati fa anche pensare che una reazione in Paesi più caldi potrebbe evidenziarsi in maniera ancora più aggressiva che altrove, ne deriva dunque, che durante un trattamento con antibiotici ed in generale con qualsiasi altro farmaco, ci si rivolga al medico soprattutto nell’ipotesi in cui si intenderà recarsi al mare, ricordando anche che persino alcuni alimenti, in forma minore, possono dare fenomeni di fotosensibilizzazione.

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