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Ansia da connessione: così la tecnologia ci rende più stanchi e stressati

Ansia da connessione: così la tecnologia ci rende più stanchi e stressati

Uno studio americano ha analizzato gli effetti psicologici ed emotivi dell'uso dei cellulari

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    Ansia da connessione

    Il Natale è passato da poco e, superato il giro di boa dell’anno lavorativo, ci prepariamo con grinta ad affrontare i mesi che ci separano alle vacanze estive. La vita frenetica, però, ci rende facile preda di stanchezza e stress e da quando siamo letteralmente sommersi dalla tecnologia ci stanchiamo molto più in fretta. Il perché lo spiega un’analisi svolta da un gruppo di ricercatori statunitensi della Kent State University, in Ohio, che si è interrogata sugli aspetti psicologici ed emotivi dell’uso dei cellulari.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Computers in Human Behavior. Sono stati coinvolti circa 500 ragazzi e ragazze, a cui è stato sottoposto un questionario sull’uso del cellulare. I dati raccolti sono stati poi incrociati con quelli di un test psicologico per misurare ansia, depressione, felicità e stress. Il quadro che emerge non è dei più rassicuranti: chi usa per più ore al giorno il cellulare ha livelli di ansia maggiori. Aumenta, inoltre, il tasso di infelicità e insoddisfazione e la possibilità di essere sempre connessi a Internet, e quindi reperibili, limita la libertà personale, aumentando l’irascibilità.

    La tecnologia è protagonista di un’invasione: per la prima volta nella storia dell’umanità una tecnologia consumer è stata prodotta ed è utilizzata attivamente per un totale che ha eguagliato e supererà il numero totale di abitanti sulla terra. Ha reso la nostra vita indubbiamente più facile, ma non bisogna lasciarsi travolgere dalle infinite possibilità a disposizione, trascurando le conseguenze sul nostro benessere, mentale e fisico.

    «L’alta frequenza dei cellulari, il contatto con parti vitali del corpo, le frequenti telefonate effettuate e ricevute durante la giornata incidono sul nostro benessere», afferma il dottor Nicola Limardo, Responsabile Scientifico nel Settore della Salute Ambientale, docente nei corsi di Alta Formazione in Medicina organizzati presso L’Università “La Sapienza” di Roma dall’ILMA e ideatore di una nanotecnologia denominata SkudoWave che riduce il rischio di possibili danni biologici, potenzialmente generati dai campi elettromagnetici dei telefoni cellulari.

    «Non ci sono dubbi del profondo impatto biologico delle radiazioni di radiofrequenza. – prosegue il professor Limardo – La I.A.R.C. (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel maggio 2011 ha classificato le radiofrequenze nella classe 2B, cioè possibili cancerogeni per l’uomo, sulla base degli studi epidemiologici fatti dal prof. Lennart Hardell».

    La ricerca di scienziati svedesi guidati da Hardel dell’ospedale universitario di Obrero in Svezia ha calcolato che usare per più di dieci anni telefonini o apparecchi senza fili aumenti tra il 20% e il 30% il rischio di ammalarsi di tumore cerebrale.

    Il buon senso e piccoli accorgimenti possono aiutarci a non essere divorati dall’elettronica. «Per esempio seguire le direttive dei produttori dei cellulari, tenendo l’apparecchio a 1-2 centimetri dal corpo, usare auricolari e limitare il tempo di utilizzo alla necessità», ha concluso il dottor Limardo.

    Ogni tanto ci farebbe bene staccare completamente, riposare la mente e, per una volta, lasciare il cellulare spento in un cassetto.

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