Anoressia, oltre la foto

Anoressia, oltre la foto

Una foto scattata dal fotografo Oliviero Toscani per la campagna contro l'anoressia ha fatto sobbalzare il paese: una modella seminuda con sguardo sofferente nei tabelloni pubblicitari di Milano ha ferito l'occhio dei più sensibili, ma il messaggio forte e deciso è riuscito a passare nonostante la censura dell'opinione pubblica

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    Campagna Anorexia di Oliviero Toscani

    Ha fatto discutere, nei giorni scorsi, l’ultima campagna choc sull’anoressia firmata dal fotografo Oliviero Toscani. Proprio durante la settimana della moda di Milano, nelle grandi città capeggiavano manifesti con protagonista una ragazza nuda di 31 chili .
    Lo scopo: svelare il significato, la vera faccia di questa patologia che affligge insieme alla bulimia circa due milioni di persone in Italia. Uno scatto che nella sua brutalità vuole associare un’immagine ad un termine anoressia, estremamente diffuso ma non realmente compreso, una foto che forse voleva essere un monito, per le tante ragazze alla disperata ed insensata ricerca delle proprie ossa come sinonimo di bellezza.

    A qualche settimana di distanza le grandi e accese discussioni, televisive e non, tra favorevoli e contrari sono ormai spente ma pochi probabilmente sono stati i contenuti rimasti legati a quella foto. Al di là delle tante considerazioni sul perché si è arrivati ad una così preoccupante diffusione del fenomeno sarebbe forse il caso di spiegare con semplicità di cosa stiamo parlando.

    Partiamo da una semplice considerazione cioè che i disturbi dell’alimentazione costituiscono delle vere e proprie malattie psichiatriche gravi, problemi psicologici le cui conseguenze si leggono sul corpo. La morte nel 10-18% dei casi può sopraggiungere per problemi organici o avvenire soprattutto per suicidio.

    L’anoressia nervosa di solito insorge in età prevalentemente adolescenziale, fase in cui ci si confronta con una realtà al di fuori del nucleo familiare ed è associata fin da subito ad una distorta percezione del proprio corpo, mai ritenuto sufficientemente magro.

    La dieta, la continua e notevole perdita di peso assumono un particolare significato: pieno controllo sulla propria vita, forza e autostima. Questi soggetti negano qualsiasi sensazione come la fame o la fatica fisica.

    In realtà la necessità di intraprendere questo percorso nasconde una sentimento di vuoto, un sentirsi non considerato, non amato e quindi risulta un mezzo per colmare una voragine che in questo modo, al contrario, diventa sempre più profonda finendo per risucchiare anche l’iniziale senso di riscatto e autonomia. Ad un certo punto il loro atteggiamento comincia a preoccupare i familiari o coloro che li circondano e dopo una fase di docili rassicurazioni si aprirà una scontro aperto, tanto più forte quanto più chi li circonda considererà il problema facilmente risolvibile con la sola volontà.

    La “scoperta del vomito” spesso rappresenta proprio uno strumento, per il malato, per simulare una buona alimentazione. I familiari spesso negano o non comprendono il carattere psicologico del problema e ribadiscono la normalità del loro ambiente familiare di cui il malato rappresenta per loro un “disturbatore”. Questo non fa che acuire il vuoto, accrescere il senso di inadeguatezza ed amplificare il conflitto.

    L’anoressico, come raccontano molti Autori, giunge però all’osservazione di uno specialista solo se trascinato perchè non ritiene di aver bisogno di cure e quando ciò accade la malattia è ormai in una fase di stabilizzazione. Ed allora iniziare a capire come e cosa accade forse può farci ascoltare ed interpretare i gesti e i segni di chi è malato per poterlo aiutare; comprendere il perché può evitare di divenirne affetti .

    Note Bibliografiche
    P. De Giacomo, C.Renna, A. Santoni Rugiu: Manuale sui disturbi dell’alimentazione, 31-35; Franco Angeli 2005.
    Bruch H. :Anoressia.casi clinici, Feltrinelli 1988.

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