Anoressia nervosa: sintomi, cause e rimedi

Anoressia nervosa: sintomi, cause e rimedi
da in Anoressia, Disturbi alimentari
Ultimo aggiornamento: Giovedì 14/01/2016 20:48

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    Anoressia nervosa: scopriamo quali sono i sintomi, le cause e i rimedi. Chi soffre di questo disturbo manifesta un’intensa paura di ingrassare. Il soggetto anoressico pensa sempre al cibo e tende ad assumerne il meno possibile. Anche quando arriva ad essere particolarmente magro, continua a non mangiare. Non si tratta soltanto di un rapporto non corretto con l’alimentazione, ma anche un modo per esprimere il proprio disagio, la rabbia o l’ansia. Sono di più le ragazze, soprattutto nella fase dell’adolescenza e le donne a soffrire di questa patologia. Questo, però, non esclude che esista anche l’anoressia maschile.


    La caratteristica evidente di chi soffre di anoressia nervosa è l’estrema magrezza. Fra i sintomi notevoli ci sono vari atteggiamenti: ci si provoca il vomito, come nel caso della bulimia, si possono assumere lassativi, farmaci dimagranti, e ci si rifiuta di mangiare o, al limite, si mangia molto poco. Il soggetto anoressico tiene conto in maniera estrema delle calorie assunte attraverso gli alimenti e, a volte, si dedica alla pratica dell’esercizio fisico in maniera ossessiva, anche quando le sue condizioni non gli consentirebbero di praticarlo.

    Chi soffre di anoressia, inoltre, presenta una propria immagine corporea distorta: pensa di essere grasso, ha la necessità di pesarsi più volte nel corso della giornata e può decidere di indossare vestiti molto larghi, per non far notare quelli che pensa siano chili di troppo.

    Ci si può rifiutare di mangiare anche in presenza di altre persone, si possono avere sbalzi d’umore e il tutto può essere accompagnato da un senso di tristezza e di apatia, che a volte rasenta la depressione. Non a caso, infatti, il soggetto anoressico spesso può soffrire di altri problemi che interessano la sfera psichica, dall’ansia ai comportamenti ossessivi e, nei casi più gravi, può arrivare anche all’abuso di sostanze stupefacenti.


    Le cause dell’anoressia nervosa possono essere tante. Esistono alcuni fattori in grado di influenzare gli individui, provocando il manifestarsi di disturbi alimentari. Si ritiene, ad esempio, che un certo peso assuma la cultura in vigore nei Paesi sviluppati, che tende ad indirizzare verso un certo ideale di bellezza, incentrata sulla “perfezione” e sulla magrezza. Tutto ciò non farebbe altro che provocare una maggiore pressione verso il raggiungimento di un ideale di perfezione fisica, che determina conseguenze psicologiche.

    Secondo alcune teorie, l’anoressia nervosa può essere causata anche dall’aver subito eventi traumatici o forti stress. A volte il tutto può essere rapportato ad un problema di personalità, visto che chi soffre di questa malattia non si piace, non ama il proprio aspetto fisico e spesso, in generale, tende a porsi degli obiettivi molto difficili da raggiungere. Si ritiene anche che alla base della patologia possano fare la loro parte dei fattori biologici: l’ereditarietà e caratteristiche organiche, come quelle ormonali, potrebbero avere una certa influenza nell’insorgere dell’anoressia nervosa.


    E’ possibile parlare di cure dell’anoressia, perché chi soffre di questa malattia può guarire grazie ad un intervento congiunto di una squadra di medici, nutrizionisti e psicologi. Sono proprio queste figure che possono aiutare il soggetto anoressico a recuperare un peso normale e ad affrontare i disagi psicologici connessi all’anoressia. In particolare l’intervento psicologico deve avere come obiettivo la possibilità di allontanare quei comportamenti e quei pensieri che stanno alla base del disturbo alimentare.

    In alcuni casi i medici potrebbero decidere di somministrare alcuni farmaci, come antidepressivi o antipsicotici. Essi servono ad alleviare quelle situazioni di ansia e di sbalzi d’umore che spesso accompagnano l’anoressia nervosa. Nessun farmaco, però, può da solo consentire la completa guarigione del paziente. Le ricerche suggeriscono, invece, che è importante rivolgersi ad alcune forme di psicoterapia, come quella cognitivo-comportamentale, perché favorirebbero la modifica dei comportamenti e dei pensieri collegati al rifiuto del cibo.

    A volte è necessario intraprendere un tipo di counseling, che coinvolga l’intera famiglia dell’individuo malato. Inoltre è possibile ricorrere a gruppi di aiuto, nell’ambito dei quali i pazienti e le famiglie condividono le loro esperienze. La terapia può essere effettuata anche a casa, però alcuni pazienti, specialmente nei casi più gravi, devono essere ricoverati in ospedale, per seguire il percorso terapeutico.

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