Anestetici: farmaco manda sul banco degli imputati i medici con l’accusa di abusi sessuali

Anestetici: farmaco manda sul banco degli imputati i medici con l’accusa di abusi sessuali

Il farmaco in questione è il Propofol, lo stesso che pare abbia causato la morte della pop star americana Michael Jackson e risulterebbe adatto per quei piccoli interventi dove l’azione dell’anestetico si possa ottenere in circa mezzo minuto e l’emività dello stesso nell’organismo è ridottissima

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    anestesia

    Fino adesso gli effetti collaterali di questi farmaci hanno portato gli utilizzatori, medici ed infermieri, sul banco degli imputati in Tribunale, per i supposti abusi sessuali cui avevano sottoposto le proprie pazienti; ma in realtà quanto avvenuto in Australia e Nuova Zelanda ha dell’incredibile.

    Nessun abuso sessuale in sala operatoria, solo l’effetto indotto del farmaco sulle donne anestetizzate. Il risultato è che, sia in Australia che in Nuova Zelanda, ai medici ed ai paramedici è stato consigliato di non restare da soli in sala operatoria attendendo il risveglio della paziente dopo un intervento che ne abbia richiesto l’anestesia e ciò in quanto, a quanto pare, gli effetti paradossi del presidio medico sono tali e verosimili che si rischia davvero un’accusa di molestie o abusi sessuali e ciò in quanto il preparato mima uno stato di euforia e di allucinazione sessuale seguita da sogni molto verosimili.

    Il farmaco in questione è il Propofol, lo stesso che pare abbia causato la morte della pop star americana Michael Jackson e risulterebbe adatto per quei piccoli interventi dove l’azione dell’anestetico si possa ottenere in circa mezzo minuto e l’emività dello stesso nell’organismo è ridottissima. Sono soprattutto i pazienti sottoposti a chirurgia ginecologica o urologica a pensare di avere subito molestie, soprattutto quelli si risvegliano con lividi e dolori genitali.

    Il direttore degli affari professionali dell’Ordine, Barry Baker ha spiegato che i pazienti solitamente credono di essere svegli durante l’esperienza ‘hard’, con conseguente imbarazzo per tutto il personale medico e infermieristico. Sempre secondo Baker, invece, i casi genuini di abusi sessuali su pazienti sotto anestesia sono molto, molto rari.

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