Anestesia epidurale: cresce il numero di partorienti che privilegiano questo trattamento

Anestesia epidurale: cresce il numero di partorienti che privilegiano questo trattamento
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    Le future mamme non vogliono più soffrire a causa del parto, i dati forniti dalla regione Lombardia confermerebbero il dato secondo il quale, nel 2005 ricorrevano all’anestesia epidurale 8,2 donne su cento che l’anno successivo erano divenute 10,4, per passare a quasi 14 persone su cento nel 2007 a pretendere questo trattamento. Avrebbe appurato tutto ciò la Fondazione dell’Ospedale Maggiore Mangiagalli e Regina Elena di Milano insieme all’ospedale Buzzi che ha palesato i dati in un convegno tenutosi proprio in data odierna.

    Si è giunti a questo traguardo non solo per via di una coscienza delle donne che ritengono insensato soffrire pene a volte inimmaginabili per partorire in maniera naturale ma anche per via di un finanziamento negli anni che la Regione Lombardia ha esteso a molti ospedali lombardi che è pari a circa cinque milioni di euro all’anno per incentivare l’anestesia epidurale.

    E la Lombardia è la prima regione d’Italia ad utilizzare questa tecnica che sposta dagli ultimi posti ai primi l’Italia rispetto al resto d’Europa per il ricorso all’anestesia epidurale.

    Stante la difficoltà ancora di estendere tale anestesia al maggior numero di pazienti possibili si registra il dato secondo il quale, la possibilità di offrire l’anestesia epidurale a tutte le partorienti è realizzabile, come dimostra l’esempio lombardo, solo laddove esistono reparti di maternità che realizzano un elevato numero di parti e che possono garantire nella struttura ospedaliera la presenza di un anestesista 24 ore su 24.

    “I dati di crescita dell’analgesia epidurale rilevati dopo i finanziamenti della Regione Lombardia – ha aggiunto Ida Salvo, medico e responsabile di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale dei bambini Buzzi – dimostrano che le basse percentuali precedentemente riscontrate dall’Istat a livello nazionale e in Lombardia fino al 2005, erano prevalentemente dovute a problematiche economico-organizzative e non a pregiudizi di ordine culturale o psicologico”.

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