Anche i vestiti schermano come le creme solari

Anche i vestiti schermano come le creme solari
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    Anche i vestiti esplicano al meglio la protezione dai raggi solari

    Anche se l’estate volge, lentamente, al termine, ma fino ad un certo punto visto che ci resta buona parte di agosto e tutto settembre, c’è ancora il tempo per abbronzarsi e, addirittura, scottarsi e questo è, sicuramente da evitare.

    E’ utile dunque sapere che, oltre alle creme solari protettive della pelle anche i tessuti indossati svolgono efficacemente queste funzioni, soprattutto quando si passeggia nelle ore calde della giornata e non si è in spiaggia, di solito cosparsi di creme. Risulta quanto mai utile sapere di che materia dovranno essere costituiti gli abiti indossati per proteggerci efficacemente contro i raggi solari.

    Un minimo di attenzione ci consente di conoscere il grado di protezione degli indumenti indossati tramite un’etichetta che sempre più frequentemente viene applicata sull’abito stesso, come ci dice il prof Gaetano Zipoli dell’Ibimet, Istituo di biometerologia del CNR di Firenze: “Di recente su alcuni capi di abbigliamento”, “si trova un’etichetta che riporta la sigla CPF (Clothing protection factor) seguita da un numero che permette, analogamente all’SPF (fattore di protezione solare) delle creme, di definire il grado di protezione dagli UV offerto da un tessuto: valori fino a 10 indicano una bassa capacità protettiva, fino a 20 media, fino a 30 alta e sopra a 30 molto alta. Il nostro Istituto ha di recente avviato ricerche per definire l’efficacia protettiva nei confronti degli UV da parte di tessuti a bassa allergenicità, ottenuti da fibre naturali – lana, lino, cotone, canapa – trattati con un’ampia gamma di coloranti naturali (guado, robbia, campeggio, reseda, cocciniglia, legno rosso, ecc), ottenuti cioè sia da estratti vegetali che da insetti. Le fibre per la loro struttura chimica”, precisa Zipoli, “hanno la capacità di assorbire, e quindi non trasmettere, i raggi UV in modo selettivo.

    Recenti studi hanno mostrato che le fibre sintetiche, come ad esempio il poliestere, offrono una buona protezione dalla radiazione UV; purtroppo però sono idrorepellenti e dunque non confortevoli soprattutto alle alte temperature”.

    E che dire del colore, se solo si pensi che una maglietta chiara protegge alla stregua di una crema solare con SPF 5-10, dunque una maglietta chiara protegge meno di una scura

    “Secondo quanto emerso dai nostri studi, prosegue il prof. Zipoli, poi, canapa e lino non colorati dimostrano di avere proprietà schermanti per l’UV nettamente insufficiente, avendo un fattore di protezione (CPF) intorno a 5. L’aggiunta di un colorante tende però sempre a aumentare l’efficienza protettiva di questi tessuti, in particolare se si colorano con un estratto della reseda (una pianta particolarmente ricca di luteolina) che aumento molto le caratteristiche protettive di lino e canapa che raggiungono rispettivamente un CPF di 15 e superiore a 30”.

    Ultimo aspetto determinante per il CPF del tessuto è la trama. I tessuti a trama fitta sono infatti risultati più efficaci nel trattenere la radiazione UV rispetto a quelli a trama rada, così a parità di colorante impiegato la lana presenta un fattore di protezione sempre molto più alto (molto superiore a 30) rispetto a canapa e lino.

    “Ulteriori approfondimenti degli studi”, conclude Zipoli, “consentiranno di valutare anche come le caratteristiche evidenziate possano essere alterate dall’uso”.

    Fonte: Istituto di biometeorologia del Cnr, Firenze

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