Anca: più sicuro l’intervento di sostituzione

Anca: più sicuro l’intervento di sostituzione

Parliamo del rivaroxaban autorizzato dall’Emea da prescriversi nei casi di interventi chirurgici ad anca e ginocchio per contrastare il tromboembolismo venoso che ogni anno in Europa è responsabile del decesso di ben 544 mila persone

da in Interventi Chirurgici, Primo Piano, Ricerca Medica, Trombosi, Emorragia
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    Sala operatoria

    Si sa bene il rischio cui si va incontro dopo un intervento di sostituzione dell’anca, ma non è il solo, dove l’alea di una tromboflebite è alta anche per effetto dell’immobilità del paziente nel decorso post operatorio.Ma oggi è disponibile un nuovo farmaco ammesso nelle prescrizione ospedaliera, per questo facente parte dei farmaci di Classe H, che consente, probabilmente in luogo delle fiale di eparina fino adesso praticate a questi pazienti, una somministrazione più pratica, una volta al giorno, con meno effetti collaterali anche quando la terapia venga proseguita al domicilio del malato.

    Parliamo del rivaroxaban autorizzato dall’Emea da prescriversi nei casi di interventi chirurgici ad anca e ginocchio per contrastare il tromboembolismo venoso che ogni anno in Europa è responsabile del decesso di ben 544 mila persone, un dato davvero allarmante se si pensa che il tumore al seno per quanto si parli di una grave patologia della donna, uccide molto meno nel Vecchio Continente di quanto faccia il tromboembolismo venoso su base chirurgica ortopedica.

    Del resto gli studi che i ricercatori hanno avanzato nell’ottenimento dell’autorizzazione all’utilizzo del farmaco hanno dato ragione a chi sosteneva l’efficacia terapeutica della molecola, visto che in 12.500 pazienti si è dimostrata una maggiore efficacia del principio attivo rispetto alla pur efficace enoxaparina, così come minori sono, rispetto a quest’ultima, gli eventuali effetti collaterali dell’uno e dell’altro farmaco, pur essendo la enoxaparina generalmente ben tollerata e poco soggetta ad effetti avversi come quelli derivanti dal sanguinamento, una possibilità questa temibile in pazienti di fatto allettati, tanto gravi da far ritenere che al manifestarsi di queste evenienze si preferisce, per cercare di limitare il rischio di emorragie, lasciare scoperti i pazienti degli anticoagulanti con rischi anche fatali per la sua vita.

    Fatto quest’ultimo che alla luce della scoperta del nuovo farmaco, per’altro in monosomministrazione orale giornaliera, si dovrebbero di fatto superare gli attuali limiti delle attuali terapie a tutto vantaggio del paziente e, per questo, la molecola ha le potenzialita’ per diventare il trattamento standard nella prevenzione della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare.

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