Anca a scatto: rimedi, esercizi e cure

Anca a scatto: rimedi, esercizi e cure
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    Esercizi utili per l'anca a scatto

    Anca a scatto: vediamo quali sono i rimedi, gli esercizi e le cure utili. Si tratta di una condizione che si verifica quando si avverte una sensazione di scatto nel fianco, mentre si cammina o mentre si ruota l’anca. Tutto ciò accade perché un muscolo o un tendine si muovono sopra una sporgenza ossea dell’anca stessa. Il fenomeno in genere non provoca dolore, ma la sensazione avvertita spesso può essere fastidiosa. In alcuni casi l’anca a scatto porta alla formazione di una borsite, l’infiammazione delle strutture esterne dell’anca. Esistono due tipi di anca a scatto: la intra articolare, provocata da un corpo estraneo che si frappone tra la testa del femore e l’acetabolo, e l’extra articolare, che è il risultato del conflitto tra l’anca in movimento e i tessuti circostanti.

    I sintomi dell’anca a scatto consistono in degli scricchiolii che si avvertono quando si effettuano movimenti con l’anca. A volte soltanto il paziente li avverte e, in alcuni casi, vengono sentiti anche da chi gli sta vicino. Non sempre è avvertibile una sensazione dolorosa, ma a volte si prova un dolore localizzato nella parte laterale o anteriore dell’anca. Altre volte è possibile riscontrare dolore alle ossa e dolori articolari in generale. E’ possibile che siano presenti anche sintomi da infiammazione, come nel caso della borsite trocanterica, che interessa la tipologia esterna, o come nel caso della borsite dell’ileopsoas, tipica della tipologia interna.

    L’anca a scatto viene determinata da un’aumentata tensione a livello dei muscoli e dei tendini che circondano questa parte del corpo. Di solito è una conseguenza che si manifesta nelle persone che praticano sport e attività che richiedono il continuo piegamento proprio a livello dell’anca. Per esempio sono predisposti a soffrire di questo disturbo i ballerini e i giovani atleti. Durante la crescita, infatti, è più facile che si possa incorrere nella tensione aumentata nelle strutture muscolari.

    Fra le due tipologie di anca a scatto, quella extra articolare è la più comune e può essere suddivisa in interna o esterna in base alla posizione delle strutture che compiono lo scatto. Lo scatto è interno quando il tendine dell’ileopsoas scatta al di sopra del bacino; è esterno quando interviene la struttura cosiddetta fascia lata nello scatto.

    Per rimediare ad un’anca a scatto particolarmente fastidiosa, possiamo portare avanti alcune opzioni di trattamento. E’ importante ridurre il livello di attività e applicare del ghiaccio, se proviamo dolore. Utile è l’azione dei farmaci antinfiammatori non steroidei, come l’ibuprofene. Essi servono a ridurre la sensazione dolorosa e vanno assunti sempre sotto prescrizione medica.

    E’ possibile anche modificare le proprie attività sportive o gli esercizi che si eseguono, per evitare movimenti ripetitivi dell’anca. Molto utili sono anche la fisioterapia e la kinesiterapia, che hanno l’obiettivo di allungare le strutture che scattano. Di solito la ginnastica posturale, che prevede un tipo di approccio conservativo, può rivelarsi essenziale.

    Una visita medica obiettiva è certamente il primo passo da compiere per arrivare alla diagnosi del problema. Il medico esegue un esame fisico, ricostruisce l’anamnesi del paziente, anche per determinare la causa che sta dietro al disturbo.

    Durante la visita medica vanno considerati alcuni elementi: la zona del dolore, quali attività provocano lo scatto dell’anca, eventuali traumi che si riferiscono a questa zona del corpo. E’ possibile che il medico faccia stare il paziente in una posizione particolare, in modo da riprodurre lo scatto, generalmente facendo flettere o estendere l’anca.

    Di solito i raggi x possono anche non evidenziare nulla di particolarmente anormale, però la radiografia, insieme ad altri test, può svelare alcuni dettagli importanti. La risonanza magnetica serve a vedere in particolare se esistono delle lacerazioni dei tendini. Altri esami utili sono l’ecografia statica e dinamica, per capire quale struttura produce lo scatto, e la artro-RMN, per valutare anche la presenza di corpi mobili di piccole dimensioni.

    Alcuni esercizi di fisioterapia e riabilitazione sono utili perché permettono di allungare e rafforzare i muscoli dell’anca. Di solito vengono consigliati esercizi di stretching.

    Tipico, ad esempio, è lo stretching del piriforme. Bisogna sdraiarsi sulla schiena con le ginocchia piegate e i piedi appoggiati sul pavimento. Poi si incrocia il piede che corrisponde all’anca affetta dal disturbo sopra il ginocchio opposto e si stringono le mani dietro la coscia. Si tira la gamba, fino a quando non si avverte tensione all’anca e ai glutei. Si tiene la posizione per 30 secondi e si ripete sul lato opposto.

    Un altro esercizio che si può compiere riguarda lo stretching della bandelletta ileotibiale. Occorre mettersi accanto ad una parete. Si incrocia la gamba più vicina al muro dietro l’altra gamba. Si appoggia l’anca verso il muro, fino a sentire una certa tensione sul lato esterno. Si tiene la posizione per 30 secondi e si ripete sul lato opposto. Si possono eseguire 3 serie di 4 ripetizioni per ogni lato.

    Oltre agli antinfiammatori, che servono soltanto ad alleviare momentaneamente il dolore, il medico può prescrivere delle infiltrazioni di corticosteroidi direttamente sull’anca, per ridurre l’infiammazione. A volte, quando non si hanno benefici dagli altri tipi di terapia, si deve ricorrere all’intervento chirurgico. Il tipo di operazione va scelto in base alla causa che determina l’anca a scatto.

    Spesso si ricorre all’artroscopia: il chirurgo inserisce una piccola telecamera nella zona laterale dell’anca. Attraverso le immagini trasmesse, vengono guidati gli strumenti chirurgici per rimuovere la borsa infiammata e per riparare eventuali lacerazioni dei tendini. Se non è possibile ricorrere alla tecnica artroscopica, si praticano delle piccolissime incisioni sulla pelle. Di solito l’intervento consiste nel determinare una piccola apertura nella struttura della bandeletta ileotibiale, in modo che non urti più su un’altra struttura dell’anca, chiamata trocantere.

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