Amniocentesi: fra due anni in pensione

Amniocentesi: fra due anni in pensione

Amniocentesi

    Amniocentesi

    La conoscono bene le donne gravide, spesso costrette a sottoporsi ad una pratica non del tutto indolore con un carico di speranza attorno e costellata da grande tensione e non del tutto scevra da rischi, insomma, parliamo di una metodica diagnostica che va sotto il nome di amniocentesi. Tale pratica sicuramente invasiva si effettua mediante puntura transaddominale e consiste nel prelievo di liquido amniotico che, generalmente si aspira dalla paziente intorno alla ventiquattresima settimana di gravidanza e consente al medico di valutare l’eventualità che il nascituro possa essere affetto da una grave malattia congenita quale la Sindrome di Down.

    Premesso ciò, visto che l’amniocentesi, come si diceva all’inizio non è del tutto esente da rischi, nel 2% dei casi si assiste ad un aborto dopo la pratica e considerato che parliamo di una tecnica sicuramente mediamente invasiva, farà piacere sapere che scienziati californiani avrebbero messo a punto una nuova tecnica con risultati fin’adesso verificati e sovrapponibili a quelli dell’amniocentesi, ma che si basa su un semplice esame del sangue che consente di valutare l’esatto numero di cromosomi detenuti dal nascituro, il tutto finalizzato alla ricerca del conosciuto cromosoma 21, implicato, appunto, nei casi di Sindrome di Down.

    Tale inedita pratica, promettono gli scienziati, potrebbe essere inserita nei nuovi protocolli medici da qui ai prossimi due anni.

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