Amianto: la denuncia di Legambiente

Amianto: la denuncia di Legambiente

Per non contare che laddove il piano esiste, le azioni che lo dovrebbero seguire, come la mappatura dei manufatti contaminati, non arrivano e si rimane alle stime del CNR e dell’Ispesl che parlano di 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, che prendono in considerazione però solo le onduline di cemento amianto”

da in Malattie, Sanità, Tumori
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    L’amianto è un grosso problema per l’ambiente e mentre ci si auspicava un intervento sempre più massiccio da parte degli Enti preposti per la bonifica di questo materiale, ancora oggi, nonostante siano noti i rischi derivanti dall’amianto, nella sola Italia si contano ben 32 tonnellate di cemento amianto dispersi a macchia di leopardo per tutto il Paese.

    Eppure le malattie legate all’amianto sono molteplici, si pensi al mesotelioma, ma visto il ritardo di intervento da parte di chi dovrebbe apportare quei piani di intervento per l’eliminazione del metallo, si registra la presa di posizione di Legambiente che ha rilanciato la campagna di informazione Liberi dall’Amianto, realizzata in collaborazione con l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, rivolta a cittadini, lavoratori e medici per rendere noti i rischi sanitari derivanti dall’esposizione all’amianto, fornire gli strumenti per difendersi e agire in prima persona per combatterla.

    Il piano di censimento e di bonifica dell’amianto è stato approvato da regioni come la Puglia e il Molise, ma non l’hanno ancora fatto regioni come l’Abruzzo che, tuttavia, si sta adeguando, mentre altre regioni come la Calabria, le Marche ed il Veneto non hanno neanche espresso il loro parere per poter capire come intenderanno muoversi in tal senso. Per non contare che laddove il piano esiste, le azioni che lo dovrebbero seguire, come la mappatura dei manufatti contaminati, non arrivano e si rimane alle stime del CNR e dell’Ispesl che parlano di 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, che prendono in considerazione però solo le onduline di cemento amianto”.

    Nel rapporto “I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto” si evidenzia un quadro sconfortante. Il censimento è ancora in corso nella maggior parte delle regioni. Solo Basilicata, Lombardia, Molise, Puglia e Umbria hanno dati relativi all’amianto presente negli edifici privati.

    “Sommando le informazioni, – rileva Legambiente – risulta che ad oggi in Italia ci sono circa 50mila edifici pubblici e privati in cui è presente amianto e i quantitativi indicati solo da 11 Regioni (Lazio, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Abruzzo, Molise, Sardegna, Toscana, Basilicata, Piemonte e Liguria) anche se non esaustivi, delineano comunque le dimensioni del problema: 100 milioni circa di metri quadrati di strutture in cemento-amianto, e oltre 600mila metri cubi di amianto friabile”. Nel campo della bonifica e del risanamento, si segnala in positivo l’attivismo di Piemonte e Lombardia.

    “E’ evidente che nonostante la gravità del problema – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – sulla questione amianto permane un pericoloso immobilismo dello Stato così come delle Regioni che espone la popolazione a un rischio per la salute all’apparenza meno evidente ma molto insidioso, perché di amianto ce n’è molto e in posti che tanti non sospetterebbero nemmeno. Per questo oltre che una corretta informazione alla popolazione è quanto mai urgente investire risorse pubbliche che permettano di avviare e portare avanti gli interventi di risanamento e pianificare la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei materiali, problema questo che in molti casi ostacola la bonifica e fa lievitare i costi”.

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