Alzheimer: una malattia con grandissimo costo sociale

Alzheimer: una malattia con grandissimo costo sociale

I malati di Alzheimer necessitano di cure continue, che gravano in genere sulla famiglia, che nella maggior parte dei casi, specialmente dove il soggetto colpito ha perso l'autonomia, fa ricorso al servizio dell'accompagnamento e della bandante

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    Anziani

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    Nel mondo occidentale l’Alzheimer e’ la causa, secondo le stime, del 50 – 80% dei casi di demenza senile: nel 5% dei casi la malattia ha una causa ereditaria, mentre nel 95% dei casi rimanenti la malattia ha una incidenza sporadica. La malattia puo’ durare nella migliore delle ipotesi da 3 a 10 anni e nella peggiore dai 10 ai 20 anni.

    Tirando le somme significa che i malati di Alzheimer aumentano di anno in anno, e la stima attualmente attesta la presenza di circa 6 milioni di malati in Europa, di cui quasi un milione nella sola Italia.

    I malati di Alzheimer necessitano di cure continue, che gravano in genere sulla famiglia, che nella maggior parte dei casi, specialmente dove il soggetto colpito ha perso l’autonomia, fa ricorso al servizio dell’accompagnamento e della bandante. Solo l’1% dei malati di Alzheimer ultra 65enni, in Italia, fa uso dei servizi domiciliari.


    Il costo medio di un paziente
    , annualmente, e’ di 50 – 60 mila euro, la maggior parte del quale riconosciuto dallo stato come pensione di invalidita’. Tuttavia i costi di un malato di Alzheimer rimangono altissimi, calcolato l’impatto sui componenti della famiglia e sulla impossibilita’ del malato, se non e’ anziano, di continuare a lavorare.

    Una iniziativa in sostegno di questa categoria di persone viene dalla Confartigianato, che a partire da quest’anno ha preso parte a una iniziativa di sensibilizzazione alla malattia, chiamata “Senza ricordi non hai futuro”, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, l’Universita’ La Sapienza di Roma e la Federazione Italiana di Medici Geriatri. Prevenzione e diagnosi precoce, per affrontare la malattia prima del fatidico punto di non ritorno, oltre il quale diventa difficile, anche per chi assiste il malato, interpretarne le sue necessita’.

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