Alzheimer: sintomi, cause e cure

Alzheimer: sintomi, cause e cure
da in Alzheimer, Demenza senile
Ultimo aggiornamento: Martedì 12/01/2016 10:38

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    Alzheimer: quali i sintomi, le cause e le cure? Si tratta della forma di demenza senile più comune, una malattia che progressivamente e in forma irreversibile distrugge la memoria e le capacità cognitive, condizionando le attività della vita quotidiana. Nella maggior parte dei casi i sintomi dell’Alzheimer compaiono dopo i 60 anni di età. Inizialmente, al suo esordio, la malattia viene spesso sottovalutata, ma nel corso del tempo, nelle varie fasi della patologia, il soggetto manifesta difficoltà di linguaggio e di memoria sempre più evidenti, con l’impossibilità di svolgere le normali attività quotidiane.


    L’incidenza del morbo di Alzheimer aumenta con l’età. I primi sintomi della malattia riguardano i problemi di memoria. Il soggetto ha la tendenza a perdere l’orientamento, a ripetere delle frasi e impiega più tempo nello svolgimento di alcune attività. I pazienti affetti da Alzheimer inizialmente hanno una diminuzione della capacità di concentrazione e della motivazione a continuare un’attività, riscontrano problemi di organizzazione e di pensiero logico, perdono confidenza con il denaro e si perdono facilmente anche in luoghi che conoscono bene. I soggetti sono maggiormente irritabili e preferiscono non prendere molte decisioni.

    Nella seconda fase della patologia i sintomi coinvolgono il ragionamento, il pensiero e il linguaggio. I soggetti confondono l’identità delle persone, anche i familiari, si preoccupano per l’aspetto fisico, ripetono continuamente delle frasi o dei movimenti, non riescono a portare a termine delle attività e potrebbero comportarsi in modo inadeguato, con azioni di minaccia nei confronti degli altri. In alcuni casi si potrebbero riscontrare anche allucinazioni uditive o visive.

    L’ultima fase della malattia è molto grave: il tessuto del cervello ha diminuito le sue dimensioni e compaiono dei sintomi molto preoccupanti. I pazienti devono essere costantemente seguiti da altre persone, perché non riconoscono i familiari, pronunciano frasi senza significato, perdono il controllo della vescica, dimenticano le azioni da compiere per camminare e possono avere delle convulsioni.

    Esistono diversi metodi per diagnosticare il morbo di Alzheimer e per stabilire se una persona con problemi di memoria possa soffrire di questa malattia. Inizialmente il medico vorrà conoscere delle informazioni sullo stato di salute del soggetto e su eventuali altre malattie. Potrebbero poi essere utili dei test che mettono alla prova la memoria e l’attenzione. Altri esami consistono nelle analisi del sangue o del midollo spinale, nella tomografia computerizzata e nella risonanza magnetica.

    Il processo degenerativo dovuto alla malattia non può essere fermato, ma una diagnosi precoce è fondamentale per ritardare la comparsa di alcuni sintomi. La corretta funzionalità del cervello può essere conservata per diversi mesi e i familiari del paziente possono avere più tempo a disposizione per creare un sistema di supporto e di assistenza.


    Gli scienziati non hanno ancora trovato delle cause ben precise che possano spiegare il morbo di Alzheimer. Si tratta di un processo degenerativo che inizia con lo sviluppo di ammassi nella corteccia entorinale, una zona profonda del cervello, e di placche in altre aree. Questo provoca una perdita di efficienza dei neuroni, che con il passare del tempo non comunicano più tra di loro e muoiono. Il processo a poco a poco si diffonde nell’ippocampo, l’area del cervello fondamentale per la memoria. Il tessuto cerebrale nel corso del tempo perde la sua estensione e si riduce in modo significativo. Nello stadio finale della malattia i danni sono diffusi in tutte le aree del cervello.

    Sicuramente alla base della patologia possono esserci cause ambientali e che coinvolgono lo stile di vita. Si tratta, quindi, di situazioni diverse da paziente a paziente. Gli studiosi sono al lavoro costantemente per analizzare tutte le caratteristiche dello sviluppo della malattia e per capire perché il morbo di Alzheimer si manifesta quasi esclusivamente negli anziani.

    Alcune ricerche hanno messo in luce dei possibili collegamenti tra i problemi cognitivi e disturbi come la pressione alta e il diabete. E’ evidente che svolgere una regolare attività fisica, mantenere il cervello allenato e seguire un’alimentazione corretta siano degli ottimi modi per favorire la salute dell’organismo. Gli studiosi, però, vogliono analizzare i possibili collegamenti con alcuni fattori di rischio, per capire meglio come prevenire lo sviluppo della malattia.

    I fattori genetici influiscono in maniera determinante in alcune persone, che sviluppano il morbo di Alzheimer giovanile, tra i 30 e i 50 anni. Si tratta di casi rari, che non hanno a che fare con lo sviluppo della patologia dopo i 60 anni. In queste situazioni la malattia è ereditaria, dovuta ad una mutazione di un gene ereditato da un genitore.


    Non esiste una cura specifica per la malattia, che causa il peggioramento progressivo e inarrestabile delle condizioni di salute del paziente. Esistono, però, delle terapie specifiche con l’obiettivo di influire sulla gestione del comportamento e sulle capacità mentali del soggetto.

    Vengono spesso utilizzati dei farmaci, come il donepezil, la rivastigmina e la galantamina, che, regolando le sostanze chimiche responsabile della trasmissione dei messaggi tra i neuroni, possono favorire un miglioramento della memoria e del pensiero.

    Si sarebbero dimostrati utili anche alcuni medicinali a base di estrogeni e di vitamina E, anche se attualmente i risultati raggiunti non sono ancora del tutto coerenti. Questi farmaci sarebbero efficaci nel 50% dei soggetti affetti da una forma lieve della malattia e non riescono a fermarne il decorso. Inoltre presentano degli effetti collaterali, come la perdita di peso, i crampi, la nausea e il vomito.


    Nei soggetti con un livello cognitivo di grado lieve o moderato è molto diffusa la terapia ROT (terapia di orientamento alla realtà). Può essere utile per ridurre la tendenza all’isolamento del paziente affetto da morbo di Alzheimer. Questa metodologia è stata ideata da Folsom nel 1958 e successivamente è stata ripresa da altri studiosi come una vera e propria tecnica di riabilitazione. L’obiettivo di questa terapia consiste nel rendere partecipe il paziente alle relazioni sociali e all’ambiente, favorendo l’orientamento nel tempo, nello spazio e rispetto a se stessi tramite stimolazioni visive, verbali, scritte e musicali.


    Sull’efficacia dei rimedi naturali sarebbero necessari studi specifici. Alcune ricerche indicano come utile l’azione svolta dall’estratto di Ginkgo biloba, che ha la capacità di migliorare il flusso di sangue al cervello e sarebbe in grado di regolare i cambiamenti di umore: una delle strategie per non mettere a rischio la memoria. Questo rimedio deve essere assunto sotto controllo medico.

    L’ambiente di vita in cui si trova il paziente affetto da morbo di Alzheimer dovrebbe fornire sicurezza e una sensazione di stabilità. Al soggetto dovrebbero essere costantemente ricordate le fondamentali regole di sicurezza e nell’abitazione non dovrebbero essere presenti chiavi o altri strumenti che potrebbero creare una situazione di disagio.

    Non bisognerebbe apportare dei cambiamenti notevoli nell’abitazione, come, ad esempio, dipingere le pareti, per evitare di togliere al paziente la familiarità del luogo in cui si trova. Inoltre il soggetto dovrebbe trascorrere le giornate con dei ritmi regolari per quanto riguarda i pasti o il sonno. E’ necessaria un’assistenza adeguata, svolta da persone che sappiano bene come effettuare un’attività di supporto.

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