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Alzheimer: scoperto trattamento per ripristinare la memoria

Alzheimer: scoperto trattamento per ripristinare la memoria
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    Alzheimer: scoperto trattamento per ripristinare la memoria

    I ricercatori australiani hanno messo a punto un nuovo trattamento per ripristinare la memoria nei malati d’Alzheimer.
    Per la cura dell’Alzheimer ancora non si dispone di specifiche terapie in grado di far regredire i sintomi della malattia e neppure di arrestare la progressione della malattia. Tuttavia, i processi degenerativi a carico dell’organismo sono ben conosciuti: la perdita progressiva della memoria è uno dei sintomi più comuni di questa grave malattia. Ad essere più colpita non è la memoria a lungo termine, ma quella a breve termine, ovvero i ricordi degli avvenimenti più recenti. Caratteristiche di questa degenerazione cerebrale sono le placche amiloidi. Queste, insieme ai grovigli neurofibrillari, normalmente creati dalle proteine tau, inducono nell’uomo la morte neuronale e il decadimento cognitivo.

    L’Alzheimer colpisce 40 milioni di persone in tutto il mondo ogni anno, di cui oltre 500 mila in Italia, destinati a triplicare entro il 2050. Purtroppo, non esistono misure preventive in grado di fermare la malattia, anche se allenare la mente fin da giovani sembra una strategia vincente. Tuttavia, un team del Queensland Brain Institute (QBI), presso l’Università del Queensland, ha scoperto un’ottima soluzione per la rimozione dell’accumulo tossico.

    Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, ha descritto la nuova tecnologia ad ultrasuoni in grado di eliminare le placche amiloidi neurotossiche situate nel cervello, in modo non invasivo. Oscillando velocemente, le onde sonore hanno la capacità di superare la barriera emato-encefalica, ovvero l’unità di protezione del tessuto cerebrale, e stimolare le cellule della microglia, responsabili della principale difesa immunitaria attiva del sistema nervoso centrale.
    I test sono stati sperimentati su topi di laboratorio che presentavano tutte le caratteristiche tipiche dell’Alzheimer, tra cui la presenza di depositi di beta-amiloide nel cervello.

    Le relazioni del team hanno dimostrato che il 75% dei topi, su cui è stata testata la tecnologia, ha riportato il ripristino totale della memoria con nessun danno al tessuto cerebrale circostante.
    Jürgen Götz, uno dei ricercatori, ha dichiarato «Siamo estremamente entusiasti per questo nuovo modo di trattare l’Alzheimer senza l’utilizzo di terapie farmacologiche». Nel corso del 2017, il team australiano ha in programma di testare le onde sonore su altre specie animali come le pecore. Superato anche tale step, la sperimentazione comincerà sull’uomo.

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