Alzheimer: meno rischi con la testa “extra large”

Alzheimer: meno rischi con la testa “extra large”

La testa over size potrebbe proteggere da problemi seri, soprattutto neurologici: una circonferenza cranica importante, secondo un recente studio, riduce il rischio di Alzheimer

da in Alzheimer, Malattie, News Salute
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    La testa grossa previene l’alzheimer

    Testa sproporzionata, davvero over size? Forse non sarà un pregio a livello estetico, ma il cervello potrebbe davvero ringraziare. Questa taglia extra large del cranio potrebbe, secondo un recente studio dell’Università di Monaco, proteggere l’organismo dallo sviluppo di una malattia degenerativa grave, il morbo di Alzheimer.

    Tutto merito della testa grossa, che sarebbe in grado di influire positivamente sulla memoria, sulle facoltà intellettive e, di conseguenza sulla prevenzione dell’Alzheimer. I ricercatori dell’Università di Monaco, nello studio pubblicato sulla rivista Neurology, hanno preso in esame le circonferenze craniche di 270 pazienti, reclutati in diversi Stati e in differenti aree del globo, Stati Uniti, Canada, Germania e Grecia, ne hanno analizzato le capacità mnemoniche e cognitive. Il risultato? Le persone con una circonferenza cranica superiore hanno dimostrato di avere un cervello più veloce e reattivo, ottenendo risultati migliori nei test eseguiti.

    Dimensioni di testa e cervello sono il risultato di un complesso intreccio fatto in gran parte di ereditarietà, casualità, fattori genetici, ma non solo.

    Secondo gli esperti tedeschi, che hanno condotto lo studio, anche le abitudini di vita possono svolgere un ruolo insospettabile nello sviluppo di un cranio small, medium o large.

    La partita si gioca, soprattutto, durante i primissimi anni di vita. Infatti, cervello e testa sono già giunti a completa, o quasi, maturazione all’età di sei anni, raggiungendo quota 93%: i principali fattori coinvolti sono le abitudini alimentari, lo stato di salute e la comparsa di malattie.

    “Migliorare le condizioni della vita prenatale e dell’infanzia potrebbe aumentare considerevolmente le riserve cerebrali, che a loro volta potrebbero diminuire il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer o alleviare la gravità dei sintomi della malattia” ha osservato Robert Perneczky, a capo dello studio.

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