Alzheimer, diagnosi 10 anni prima con l’intelligenza artificiale

Il morbo di Alzheimer è un tipo di demenza degenerativa che porta alla perdita della memoria e a molti altri sintomi gravi. Non esistono cure per guarire da questa malattia, ma è possibile combatterla in caso di diagnosi precoce. Ecco perché la scoperta di questo team di lavoro italiano può rivoluzionare la medicina: si può arrivare a diagnosticare l’Alzheimer con 10 anni di anticipo.

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    alzheimer algoritmo

    Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, il morbo di Alzheimer può essere diagnosticato 10 anni prima. E il tempo, mai come in questi casi, è un fattore fondamentale nella lotta contro questa malattia. Purtroppo l’Alzheimer, che è una grave forma di demenza senile degenerativa, non può essere curata. I suoi sintomi possono però essere tenuti sotto controllo e “rallentati”, se si arriva ad una diagnosi precoce.

    Scoprire l’Alzheimer prima che insorgano i sintomi

    Un team tutto italiano ha portato avanti uno studio che potrebbe rivoluzionare le nostre conoscenze sulla malattia di Alzheimer. I risultati di questa ricerca, arrivati in occasione della 24esima giornata mondiale dell’Alzheimer che si celebra il 21 settembre 2017, segnano un enorme passo avanti.

    Una squadra di ricercatori condotta Roberto Bellotti, professore ordinario presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Bari, ha scoperto un metodo per diagnosticare il morbo di Alzheimer addirittura 10 anni prima che si manifestino i sintomi della malattia.

    Lo studio è stato condotto dalla giovane dottoressa Marianna La Rocca, 29 anni, assieme ai suoi colleghi Nicola Amoroso e Alfonso Monaco. Grazie all’intelligenza artificiale, i ricercatori sono riusciti a mettere a punto un algoritmo in grado di individuare, mediante risonanza magnetica, il cervello di una persona che in futuro soffrirà di Alzheimer.

    Lo studio sulla diagnosi precoce dell’Alzheimer

    Gli studiosi hanno innanzitutto “insegnato” all’intelligenza artificiale a riconoscere un cervello sano da uno malato. Durante questo primo step, le hanno sottoposto i risultati di risonanze magnetiche al cervello di 67 pazienti, dei quali 38 malati di Alzheimer e 29 sani.

    L’intelligenza artificiale è riuscita ad individuare la malattia nell’86% dei casi, un risultato sicuramente molto incoraggiante. Ma è nella fase successiva che è arrivato il verdetto tanto atteso.

    L’esperimento è stato infatti ripetuto con altre 148 risonanze magnetiche, questa volta rappresentanti il cervello di 52 persone sane, 48 malate di Alzheimer e 48 con lievi problemi cognitivi che, nei 10 anni successivi, hanno portato all’insorgere della malattia.

    In questo caso, l’intelligenza artificiale ha avuto un tasso di successo appena inferiore a quello precedente, ovvero dell’84%. Cosa significa tutto questo? L’algoritmo è in grado, nella maggior parte dei casi, di individuare con 10 anni di anticipo la futura insorgenza di una grave malattia degenerativa come l’Alzheimer.

    Perché questa scoperta è così importante?

    L’Alzheimer è una malattia molto grave: si tratta della forma di demenza senile più frequente nelle persone anziane, poiché costituisce almeno il 50/60% dei casi. Normalmente si sviluppa oltre i 65 anni, ma talvolta insorge in maniera molto precoce.

    Purtroppo la scienza non ha ancora trovato una cura per questa patologia, e i farmaci attualmente in commercio servono soltanto a tenere sotto controllo alcuni sintomi e ad allungare il decorso dell’Alzheimer, che ad oggi porta alla morte nel 70% dei casi.

    La diagnosi precoce è l’unico sistema per cercare di alleviare i sintomi e rallentare il progredire della malattia. Nel caso in questione, l’algoritmo può riuscire ad individuare le persone che, in futuro, soffriranno di Alzheimer. Ciò può aiutare a ritardare l’insorgere della patologia, instaurando uno stile di vita sano che possa preservare il cervello.