Allergie: troppa igiene aumenta il rischio

Allergie: troppa igiene aumenta il rischio

Un'alimentazione del tutto diversa di un tempo, ma, sopratutto, l'inquinamento atmosferico alla base del gran numero di alergie oggi sopratutto nei bambini, ma c'è un altro fattore del tutto sconosciuto

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    Il mondo della scienza medica si apre a sempre nuovi approcci nei confronti delle allergie, cercando di saperne di più, conoscendone più a fondo i più reconditi meccanismi che stanno alla base del problema. Ad esempio, una recente ricerca medica ha stabilito che fra i Rom, che di certo non eccellono in fatto di igiene, si riscontra un numero minori di soggetti allergici rispetto a tutti gli altri.

    Evidentemente deve esserci alla base il riscontro che la troppa igiene lascia scoperto l’organismo e genera sempre nuove allergie fra gli abitanti più attenti alla pulizia, ne parla anche Guy Delespesse, professore dell’Università di Montreal dove è anche direttore del Laboratorio di ricerca sulle allergie, infatti esiste una correlazione inversa fra i livelli di igiene e l’incidenza di allergie e malattie autoimmuni.

    Innanzitutto oggi si tende più che mai ad inquadrare il problema delle allergie in un ambito più vasto senza prescindere dall’origine del problema e senza estrapolarlo da tutto quel corollario di fattori quali ad esempio la predisposizione familiare, l’inquinamento, l’alimentazione, il vizio del fumo etc. Una cosa è certa, fino a trent’anni fa le allergie erano un evento più limitato, ne soffriva una persona su dieci, oggi ne soffrono tre persone su dieci. Significa che ci sono più occasioni per incorrere in tali patologie, significa che esistono più allergeni, significa anche che oggi si diagnosticano meglio di quanto si facesse un tempo? Significa insomma un sacco di cose, compreso il rischio corso da un soggetto allergico, soprattutto se trattasi di bambini asmatici, oggi se ne contano uno su dieci con una mortalità che dal 1980 al 1994 è aumentata di quasi il 30% e per di più con fenomeni acuti sempre più pericolosi.

    “Le regioni in cui le condizioni sanitarie sono rimaste stabili hanno mantenuto anche un livello costante di casi di allergia e malattie infiammatorie,” ha riportato Delespesse. Se, allora, i vostri figli hanno l’abitudine di tornare a casa inzaccherati fino al collo, o, raccolgono il cibo da terra, ci soffiano sopra e lo ingurgitano senza indugio, rallegratevi, probabilmente avranno meno probabilità di sviluppare un’allergia “Più è sterile l’ambiente in cui vive un bambino, più alto è il rischio che possa sviluppare allergie o disturbi autoimmuni nel corso della vita,” questo spiega il professore. Se è certamente importante sottolineare che standard di igiene più alti hanno portato un gran beneficio, riducendo l’esposizione della popolazione a batteri patogeni e riducendo in maniera sostanziale la mortalità, soprattutto quella infantile, un eccesso di pulizia può essere controproducente.
    Si giunge a questa “strana” conclusione annettendo significato al ruolo benefico che certi batteri hanno per il nostro organismo, batteri in grado di delineare le linee guida allo stesso organismo, soprattutto del bambino, per apprendere il modo di comportarsi, “questo resta un passaggio fondamentale dello sviluppo del sistema immunitario,” spiega Delespesse. Con l’aumentare dell’igiene la nostra flora batterica si è impoverita.

    Il rimedi?

    Oggi si riscopre un ambito farmacologico ieri poco studiato che è quello dei fermenti lattici da iniziare a consumare in gravidanza per le donne che vogliono sperare così di avere un bambino affrancato dalle eventuali possibili allergie.


    ” Sull’aumento delle allergie o di malattie autoimmunitarie e su quanto abbiano influito le migliorate condizioni socio-economiche occidentali a far emergere il problema ci sarà da ragionare ancora a lungo. Il sospetto che la troppa igiene possa in qualche modo interferire con la “maturazione” del sistema immunitario – perché verrebbe meno la necessaria carica antigenica ambientale – c’è da tempo ed è uno dei tanti. Bisognerà trovare un metodo per misurare questa troppa igiene.Nel frattempo anche solo un po’ più di buon senso aiuterebbe. Evitare di lavare ogni 5 minuti il figlio che gioca a terra forse non lo salverà da una modesta enterite ma di sicuro lo preserverà da qualche nevrosi. Mia figlia ha sempre vissuto con i nostri cani senza problemi. .Un ricercatore giapponese studiando le popolazioni che vivono sugli immondezzai tailandesi o simili ha scoperto che queste non soffrono delle allergie delle quali patiscono quelle dove l’igiene è arrivata ai livelli di una sala operatoria; la sua teoria è che il corredo immunitario della mamma, ceduto al feto e da questo conservato ancora per molti mesi dopo la nascita, non venga rimpiazzato dal proprio (del bimbo) a causa dell’eccessiva igiene in cui questo vive. La ricerca della quale parlo è ormai vecchia di qualche lustro.

    Ben altro discorso è quello annesso all’inquinamento ambientale, i bambini andrebbero quanto mai preservati da ogni forma di inquinamento più di quanto avvenga con gli adulti, atteso che sempre nuovi studi annettono all’inquinamento atmosferico un ruolo principe nello scatenare allergie e patologie dell’apparato respiratorio molto di più di quanto un tempo sin era portati a credere.

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