Allergie e inquinamento atmosferico

Allergie e inquinamento atmosferico

E’ ufficialmente boom allergia, ma non è tutta questione di pollini: i cambiamenti climatici e l’inquinamento contribuiscono alla diffusione delle allergie e ne anticipano le manifestazioni

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    allergie e inquinamento

    E’ vero boom di allergie, ma non solo per colpa dei pollini , che, sempre più spesso, non sono “relegati” solo alla primavera. Sale, in modo vertiginoso, quanto preoccupante, il numero delle persone allergiche anche per colpa di altri fattori, come il clima e lo smog. Dito puntato proprio contro le mutazioni climatiche, che, causando inverni con temperature più miti, anticipano l’arrivo delle allergie, con lo spiacevole carico di starnuti e nasi gocciolanti, ma anche, più in generale, contro l’inquinamento atmosferico che danneggia le vie aeree esponendole con più facilità alle allergie.

    Clima in continuo subbuglio, aria densa di smog e polveri sottili e gli allergici cominciano a starnutire con largo anticipo rispetto alla “tabella di marcia” tradizionale, che fa corrispondere l’esplosione dei fenomeni allergici con l’inizio della primavera.

    Colpa dell’inquinamento e delle mutazioni climatiche
    inquinamento e cambiamenti del clima
    Sono proprio le mutazioni climatiche le principali responsabili: sono loro, infatti, che hanno contribuito a complicare la vita degli allergici. Le temperature si alzano e le piante, più attente al calore del sole che al calendario, anticipano di conseguenza la loro fioritura. In questo modo, anche i pollini riempiono l’aria prima del previsto e rimangono più a lungo, con buona pace dei poveri allergici, alle prese con starnuti e fastidi.

    Come se non bastasse il clima, ci si mette anche l’inquinamento: l’aumento dell’anidride carbonica, determinato dall’effetto serra, stimola le piante a produrre una quantità maggiore di pollini, mentre le numerose sostanze inquinanti presenti nell’aria, provocando un’irritazione delle vie respiratorie, favoriscono l’aggressione degli allergeni e lo sviluppo dei sintomi allergici.

    A confermare il ruolo deleterio dell’inquinamento atmosferico, anche i dati diffusi dalla World Allergy Organization, secondo i quali l’incremento del carico pollinico scatenato dalle polveri sottili che impregnano l’atmosfera, in “combutta” con il riscaldamento globale, causano un sensibile incremento dell’incidenza delle allergie e il peggioramento dei sintomi. Basti pensare che, solo in Italia, negli ultimi anni, l’incidenza delle allergie e, in particolare, dell’asma e delle riniti allergiche è aumentato del 38%.

    “Oltre alla crescita delle malattie allergiche, l’inquinamento atmosferico può modificare in senso peggiorativo anche l’effetto degli aeroallergeni sulle stesse malattie. Ad esempio, gli effetti infiammatori dell’ozono, del particolato atmosferico e del biossido di zolfo determinano una più facile penetrazione degli allergeni pollinici nelle vie aeree. È il caso degli effetti dei motori diesel sulla salute delle vie respiratorie. Il particolato dei motori diesel, una volta penetrato nelle vie aeree, ha un effetto immunologico coadiuvante nella sintesi delle IgE in soggetti atopici, in quanto capaci di stimolare le cellule deputate alla produzione degli anticorpi di tipo allergico” ha osservato il prof. Floriano Bonifazi, direttore del Dipartimento di malattie immmuno-allergiche e respiratorie dell’Azienda Ospedaliera di Ancona e Presidente onorario AAITO.

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