Allergie: a Milano si studiano i parchi anallergici

Allergie: a Milano si studiano i parchi anallergici

Contro le allergie respiratorie e la diffusione di pollini, a Milano si studia la possibilità di inserire nel verde urbano piante ornamentali anallergiche e avviare politiche di manutenzione più oculata

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    Piante anallergiche per i parchi di Milano

    Buone notizie per l’esercito di allergici ai pollini, alle prese, anche in questa primavera diversa dal solito, con salve di starnuti e nasi che colano: a Milano pensano di creare parchi amici degli allergici. Non tutte le piante, infatti, producono polline “killer”, anzi ve ne sono molte che si potrebbero definire “anallergiche”: ginko biloba, magnolie, agrumi (in particolare i limoni), corbezzolo, bosso, araucaria, ibisco, noce, alloro e le palme, per citarne alcune.

    “La differenza è nei pollini: vengono prodotti in minore quantità, sono meno ricchi di allergeni o hanno la qualità di non invadere l’intera Pianura Padana perché più pesanti” spiega Claudio Ortolani, direttore dell’Istituto allergologico lombardo.

    Milano come New York, quindi, dove il ricorso al verde ornamentale anallergico è già una realtà. Chiaramente prima di poter passeggiare all’ombra degli alberi, senza fazzoletto alla mano e occhi in lacrime da rinite allergica, occorrerà attendere. Entro fine anno è prevista la stesura delle linee guida, affidata a un team di esperti, di salute ma anche di vivaisti e architetti del verde urbano, che delineeranno le modalità per procedere.

    Si dovranno stabilire quali sono le piante più indicate contro le allergie, ma adatte al clima della metropoli lombarda, e come procedere al ricambio con il verde attuale.

    Se l’idea è quella di passare alle piante anallergiche ogni volta che si dovrà sostituire un albero morente o per rinverdire spazi ancora vaganti, si potrà tener conto anche del sesso delle piante nella lista nera dei pollini: “Si possono scegliere piante di tipo femminile che non producono polline, oppure optare per esemplari maschi sterili” dice Ortolani.

    E si valuteranno anche altre modalità di intervento, come una manutenzione più accorta delle piante già presenti, magari da potare in prossimità della pollinazione. Al vaglio, infine, anche la possibilità di mappare tutte le piante della città, balconi e giardini privati compresi: spesso, infatti, l’insidia allergica viene coltivata direttamente dai cittadini.

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