Allergia all’antibiotico: sintomi, rimedi e dopo quanto si manifesta

Allergia all’antibiotico: sintomi, rimedi e dopo quanto si manifesta

Gli antibiotici sono i farmaci che più spesso possono determinare reazioni allergiche

da in Allergie, Antibiotici, Pazienti.it: l'esperto risponde
Ultimo aggiornamento:

    Allergia all'antibiotico: sintomi, rimedi e dopo quanto si manifesta

    Tra tutte le allergie, quella agli antibiotici è una delle più preoccupanti. Molti pazienti, infatti, devono fare i conti con i rischi di una reazione allergica ogni qual volta hanno la necessità di intraprendere una particolare terapia. Attenzione, quindi, a individuare correttamente le allergie, per evitare che possano insorgere delle complicazioni. Abbiamo rivolto alcune domande alla dr.ssa Claudia Alessandri, allergologa, per capire insieme come comportarci in questi casi.

    La reazione allergica a un antibiotico è una reazione causata dal nostro sistema immunitario con manifestazioni che possono essere gravi o pericolose per la vita. Fortunatamente, la maggior parte dei sintomi legati ai farmaci, e agli antibiotici in particolare, non è su base allergica, dipendendo prevalentemente da effetti collaterali e secondari, es. candidosi, diarrea, gastralgia.
    Malgrado ciò, gli antibiotici rappresentano i maggiori responsabili delle reazioni allergiche a farmaci.

    I sintomi di allergia agli antibiotici possono essere molteplici e classicamente sono distinti in reazioni di tipo immediato o ritardato. Nelle reazioni di tipo immediato, i sintomi insorgono dopo pochi minuti/ore dalla prima somministrazione e, generalmente, il farmaco o un suo analogo erano già stati assunti in precedenza senza alcun problema.

    Le manifestazioni cliniche possono essere rappresentate da:

    Le reazioni di tipo ritardato, che compaiono invece dopo giorni dall’assunzione dalla prima dose o anche alla fine della terapia, sono rappresentate da eruzioni cutanee diffuse morbilliformi o scarlattiniformi, maculo-papule, dermatite da contatto, eritema fisso, foto-dermatiti, porpora/vasculite.
    Non comune è l’”eritema multiforme” o sindrome di Stevens-Johnson, caratterizzato da eruzioni cutanee a forma di coccarda, ulcere delle mucose. Ancora meno frequente, ma ben più grave perché può condurre a morte, è la “necrolisi epidermica tossica” o sindrome Lyell, con lesioni cutanee diffuse simili a quelle delle ustioni.

    Sempre su base immunologica, l’allergia ad alcuni antibiotici può causare riduzione del numero globuli rossi e/o piastrine e/o globuli bianchi oppure reazioni a carico del fegato, reni, polmoni, vasi sanguigni (vasculiti), malattia da siero.

    La diagnosi di allergia agli antibiotici è un problema complesso a causa delle scarse conoscenze di quali siano effettivamente i metaboliti attivi (prodotti di degradazione) derivanti dagli antibiotici, spesso veri responsabili delle reazioni allergiche.

    La raccolta della storia clinica del paziente è fondamentale per capire se e in che modo ci troviamo di fronte ad una possibile allergia.

    Il paziente dovrà aiutare il medico nel definire alcuni aspetti fondamentali:

    • il nome dell’antibiotico, la dose assunta, la via di somministrazione;
    • per quale malattia è stato prescritto;
    • la data di inizio e di fine della terapia e l’eventuale associazione con altri farmaci;
    • la descrizione dei sintomi provocati, la data di inizio e di fine dei sintomi, gli eventuali farmaci assunti per curarli.

    I test devono essere eseguiti da allergologi esperti nelle reazioni avverse a farmaci e in ambiente protetto, dove sia cioè possibile affrontare situazioni d’emergenza.

    Per diagnosticare l’allergia ad alcuni tipi di antibiotici, es.

    antibiotici beta-lattamici (penicillina-cefalosporine), esistono linee guida internazionali basate sulla preventiva esecuzione di test cutanei (prick test-intradermoreazioni) e, solo se negativi, saranno seguiti dalla somministrazione del farmaco in questione.

    Questi test non possono essere eseguiti per tutti i tipi di antibiotici, infatti, a volte, il farmaco iniettato sottocute può essere irritante, causando false positività, per cui spesso si preferisce sostituirlo con antibiotici alternativi.

    Se l’antibiotico che si suppone possa aver causato la reazione è stato assunto per la prima volta, è difficile poter avere una reazione allergica. E’ sempre necessario un intervallo temporale tra la prima assunzione e la comparsa della reazione, tempo necessario al nostro organismo per “sensibilizzarsi” e poi reagire.

    Se l’antibiotico è già stato assunto in passato, la reazione può presentarsi anche dopo pochi minuti dalla nuova somministrazione, in tal caso l’assunzione precedente aveva sensibilizzato l’organismo senza sintomi evidenti.

    Antibiotici con struttura chimica simile possono innescare la reazione allergica ed è per questo importante annotare sempre il nome dei farmaci assunti e/o del loro composto chimico.

    La reazione, generalmente, si risolve entro alcuni giorni dalla sospensione del farmaco e ricompare dopo ogni somministrazione. I rischi sono quelli esposti prima parlando delle manifestazioni cliniche, si può andare da lievi dermatiti, es. “esantema fisso da medicamento”, a reazioni gravissime e generalizzate che causano il decesso.

    Tra i fattori di rischio per reazione allergica agli antibiotici vi sono il sesso femminile e l’età (rara nei bambini e negli anziani, più frequente tra i 20 e 40 anni). L’essere allergico ad alimenti/inalanti non costituisce un fattore di rischio.

    Solo in caso di reazione allergica IgE mediata, per alcuni tipi di farmaci sono previsti, in caso d’improrogabile necessità nel dover somministrare proprio quel principio attivo, protocolli di desensibilizzazione.

    Nel caso degli antibiotici, si ricorre spesso alla prescrizione di antibiotici alternativi.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr.ssa Claudia Alessandri,
    Allergologa

    1117

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN AllergieAntibioticiPazienti.it: l'esperto risponde
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI