Allenamento: come ritrovare la passione

Allenamento, quando si inizia ad evitarlo continuamente c'è un motivo

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    allenamento con passione

    Molte persone si trascinano in palestra anziché andarci convinte, entusiaste e cariche di adrenalina. Se poi hanno qualcosa di più importante da fare (ma cosa è più rilevante della salute?) la loro mente è deconcentrata e la loro forza fisica in costante calo. E ogni pretesto è buono per saltare l’allenamento. Come fare?

    Si tratta di un problema molto diffuso che Michael Gerrish, fisiologo dell’esercizio e autore del libro When working out isn’t working out, ha analizzato per molti anni, per scovare le possibili ragioni che impediscono alle persone di ottenere risultati o che le spingono a saltare l’allenamento o, addirittura, a evitarlo come fosse la peste.

    Li ha chiamati UFO (Unidentified Fitness Obstacles), ossia ostacoli non identificati alla forma fisica.

    In sintesi ecco alcuni dei consigli che Gerrish profonde a chi vuole ritrovare le motivazioni per praticare l’attività sportiva:

    1) divertirsi e non identificare il training come un lavoro, un obbligo oppure un onere. Questo atteggiamento non aiuta, non a caso a certe attività sportive si associa la parola "gioco". Praticare sport di squadra o di coppia può essere una soluzione;

    2) ingaggiare un allenatore. La consulenza di un personal trainer può essere fonte d’inaspettati stimoli;

    3) sfogarsi. Dolori al torace, alla schiena, mal di testa, crampi allo stomaco, affaticamento e altri sintomi fisici sono delle ottime scuse per evitare l’attività fisica. Ma essi, però, sono spesso causati da sentimenti repressi, essendo provato che la salute del corpo è connessa a quella della psiche. Pertanto il fisiologo statunitense consiglia di parlare delle proprie sensazioni con amici o famigliari, almeno due volte a settimana;

    4) annotare i cambiamenti d’umore legati all’esercizio e alla forma fisica, del tipo «ho deciso di non andare in palestra per [...]» oppure «dopo il lavoro mi sentivo depressa.» Rileggendo tali appunti, almeno una volta a settimana, si possono individuare le cause bloccanti.

    Gli alibi più comuni che rifiliamo a noi stessi per non allenarci sono stati catalogati, tra essi troviamo la colpa attribuita all’ambiente frequentato o alle strutture; poi ci sono i classici non ho (abiti sportivi, tempo, un allenatore preparato, forza di volontà), mi sento (scarico, nervoso, depresso), sono troppo (grasso, magro, alto o basso) e, ovviamente, il plurigettonato «comincio domani», ossia nell’anno del mai.

    Quale che sia il cavillo cui ci appigliamo, forse è utile testare i suggerimenti del buon Michael.