Alimentazione: quale miglior dado da brodo scegliere

Alimentazione: quale miglior dado da brodo scegliere

Prima di procedere oltre guardiamo con interesse l’apporto di sale che ogni dado induce in chi lo consuma; un fatto questo tutt’altro che marginale, basti pensare che in una decina di grammi , che è il peso di un dado, più di 5 sono di sale e questa è una valutazione tutt’altro che marginale

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    dadi da brodo e granulare

    Se andassimo nelle case di tutti gli italiani e ci facessimo aprire il frigorifero. in ogni famiglia, nella maggior parte dei casi, troveremmo, in apposito scomparto, i dadi da brodo, elementi per certi versi importanti per la cucina dei nostri connazionali. A questo punto la domanda è; la scelta di un dado è sempre quella giusta? Gli ingredienti utilizzati in questi preparati sono sempre salutari?

    L’apporto di sale del dado

    Per saperne di più cerchiamo di scoprire l’indagine che Altroconsumo ha effettuato analizzando 16 dadi da brodo fra i più diffusi in commercio, indagando la lista degli ingredienti, la loro qualità ed il quantitativo di sale adottato, ricordando che in un dado quasi la metà dell’intero contenuto è costituito dal sale.

    Prima di procedere oltre guardiamo con interesse l’apporto di sale che ogni dado induce in chi lo consuma; un fatto questo tutt’altro che marginale, basti pensare che in una decina di grammi , che è il peso di un dado, più di 5 sono di sale e questa è una valutazione tutt’altro che marginale, soprattutto per quelle persone che col sodio devono fare i conti per problemi di natura spesso renali, dietologici, pressori e quant’altro, considerato che basta una porzione normale di brodo consumato, per saturare oltre la metà del sodio giornaliero di cui abbiamo bisogno.

    Dunque si evince bene che il primo dato che Altroconsumo ha voluto stigmatizzare è proprio quello rappresentato dall’apporto di sale dei dadi da brodo, giungendo a stabilire che vanno meglio quei dadi e quei preparati granulari la cui riduzione di sale sia quantizzata in non meno del 34%, di contro, secondo l’indagine promossa dall’importante Associazione, il dado più salato è il “cuore di brodo” di Knorr, ricordando che su cento parti di dado, in questo, ben 68 sono costituiti da sale.

    I grassi nei dadi da brodo

    Altro capitolo importante da valutare bene nei dadi da brodo è il loro contenuto di grassi e oli vegetali, idrogenati o meno, ricordando che i dadi Maggi, secondo l’analisi di Altroconsumo, detengono solo olio extravergine di oliva. Riveste poi grande importanza anche la presenza del glutammato di sodio; in passato era largamente utilizzato visto che apporta sapore a sostanze aggiunte a prodotti che non sono sempre al massimo della qualità. Oggi, quando si guarda ad un dado da brodo e si scopre che il glutammato monopodico è in quantità eccessive, dovremmo cominciare a guardare il prodotto sotto un’altra luce; ovvero, in parte dubitare dell’eccelsa qualità dello stesso, comunque confezionato. L’indagine di Altroconsumo ha evidenziato che tra i prodotti analizzati quelli senza glutammato sono il dado Coop, il Liebig e i nuovi brodi Star e Knorr.


    Ma nei dadi da brodo, la carne esisterà?

    Altro capitolo importante; dadi da brodo di carne, così si presentano quando non sono vegetali, questo è quello che ci viene detto, ma c’è sempre la carne di bovino sminuzzata nel dado? Nei dadi granulari la carne non si reperta così facilmente, per ritrovarla dobbiamo propendere per i dadi a cubetto; tuttavia manca una nota importante, l’indicazione percentuale della carne e non tutti i produttori la indicano, chi lo fa la quantifica con percentuali che vanno dallo 0,5 fino al 6% dell’intero preparato.

    In quasi tutti i dadi, ad eccezione di Star, dado classico a cubetto, si trova l’estratto di lievito che serve a dare sapore.

    Per finire, Altroconsumo ha analizzato anche l’impatto ambientale dei dadi: la scatola di cartone con i dadi in cubetto è la soluzione più ecologica, facile da schiacciare, occupa poco spazio e può essere facilmente riciclata. È tuttavia superflua la pellicola di plastica con cui alcuni produttori avvolgono la scatola. Vi è piaciuta questa indagine? volete saperne di più…. leggete l’intera inchiesta su Altrconsumo!

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