Alimentazione: no all’aumento di tossine cancerogene nella frutta secca

Alimentazione: no all’aumento di tossine cancerogene nella frutta secca

“Rimaniamo sempre piu sconcertati da quanto accade nell’ambito agroalimentare, non solo in Italia ma anche in Europa - commenta Valentina Coppola responsabile nazionale del settore Agroalimentare del Codici - Vengono prese decisioni senza valutare effettivamente i rischi che queste comporterebbero per la salute dei cittadini

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    fichi secchi

    Frutta secca avvelenata; una provocazione sia chiaro, ma se fossero veri i motivi di allarmismo da parte delle Associazioni dei Consumatori riguardo alla proposta della Commissione Europea volta all’aumento della concentrazione di una tossina, che si ritiene cancerogena, nella frutta secca, il risultato sarà quello di constatare come le aflatossine prodotte da muffe potranno essere aggiunte in misura tale da rendere sicuramente poco salubre la frutta secca stessa.

    Ad essere interessati sono frutti quali arachidi, nocciole, mandorle, nocciole, pistacchi, riso, fichi, granturco e secondo Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino si dovranno invece tenere sempre più basse le concentrazioni di queste tossine al fine di garantire la salute di tutti, insomma il contrario di quanto vuole la UE. Anche un’altra importante Associazione dei Consumatori, Codici, è dello stesso avviso,

    “Rimaniamo sempre piu sconcertati da quanto accade nell’ambito agroalimentare, non solo in Italia ma anche in Europa – commenta Valentina Coppola responsabile nazionale del settore Agroalimentare del Codici – Vengono prese decisioni senza valutare effettivamente i rischi che queste comporterebbero per la salute dei cittadini. Le aflatossine, che l’Ue ha deciso di raddoppiare, sono infatti altamente nocive per l’uomo. In medicina sono definite come cancerogene, mutageni e immunosoppresive”.

    Uno smacco anche economico per il nostro Paese poiché l’ammettere una maggior presenza di queste tossine autorizza di fatto l’importazione di merci infestate da aflatossine da parte dei Paesi emergenti o in via di sviluppo che per le loro tecniche arretrate di stoccaggio delle merci espongono più di tutti gli altri all’infestazione i loro prodotti.

    Attualmente l’Europa autorizza per mandorle, nocciole e pistacchi pronti al consumo la presenza di 4 nanogrammi per kg di aflatossine totali. Staremo a vedere!

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