Alimentazione: il piombo negli alimenti dannoso per i bambini

Alimentazione: il piombo negli alimenti dannoso per i bambini

Il piombo in tracce limitate negli alimenti non è particolarmente dannoso per gli adulti, non si può di certo dire la stessa cosa per i bambini per i quali le stesse tracce causano danni al sistema neurologico

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    Il piombo, se in piccole quantità reperibili per lo più in alimenti quali ortaggi, cereali e acqua potabile, non costituisce un grosso problema per gli adulti, stante la consapevolezza che tale metallo pesante è sicuramente presente in tracce negli alimenti di uso giornaliero; non avverrebbe la stessa cosa nei bambini dove i motivi di preoccupazione per i piccoli che assumono piombo alla stregua degli adulti ci sono eccome, visto che esistono possibili effetti sullo sviluppo neurologico dei bambini piccoli.

    Oggi ben sappiamo che il piombo può far parte della catena alimentare e dunque si chiede alla Commissione Europea di stabilire i livelli di esposizione al piombo degli alimenti al fine di tutelare la salute pubblica. Secondo gli esperti dell‘EFSA si sarebbe visto infatti che l’esposizione non alimentare al piombo è meno importante per gli adulti, mentre la presenza del metallo nella polvere di casa e nel suolo possono essere fonti di esposizione a rischio per i bambini.

    “Il gruppo – comunica l’EFSA – ha individuato in un ridotto quoziente intellettivo (QI) nei bambini piccoli e nella pressione sanguigna elevata negli adulti i principali effetti chiave sulla salute su cui basare la propria valutazione. Dopo aver effettuato un disamina dei dati disponibili, il gruppo di esperti ha ritenuto che la PTWI non fosse più adeguata.

    Non è stato possibile stabilire un nuovo livello di riferimento, in quanto non esiste una chiara soglia al di sotto della quale il gruppo potesse escludere effetti avversi. Il gruppo ha pertanto confrontato le attuali stime sull’esposizione per diversi gruppi della popolazione con i livelli superati i quali possono verificarsi effetti avversi. Di conseguenza il gruppo ha concluso che esistono potenziali preoccupazioni in particolare in merito a effetti sullo sviluppo neurologico nei feti, nei neonati e nei bambini”.

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