Alimentazione: il biologico e gli OGM

Alimentazione: il biologico e gli OGM

L'alimentazione e la coltura biologica hanno in comune il fatto che entrambe devono essere rigorosamente sane

da in Alimentazione, News Salute, Primo Piano
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    BIO

    Quando si parla di salute e di alimentazione, al giorno d’oggi, si tende a pensare al cibo biologico e all’agricoltura specializzata in naturalezza dei metodi di coltivazione e di trattamento dei cibi, argomenti che sono attuali e che sono al centro dell’attenzione in tutto il mondo, dai paesi ricchi ai paesi in via di sviluppo, come testimoniano le dinamiche politiche del momento.

    A prendersi le lodi del biologico il mondo a se’ della certificazione, cioe’ del marchio, che a partire dal vecchio marchio DOC, di strada, ne ha fatta davvero tanta. Non solo DOP, non solo CertiQuality, non bastano piu’ le definizioni tradizionali e la carta di identita’ del cibo per la rintracciabilita’, adesso, per essere in linea con la tendenza che il target segue, serve la certificazione BIO, che in pochi si riescono a guadagnare, ma in molti ormai cercano di raggiungere attraverso l’adeguamento autonomo della produzione.

    Che fare se si e’ degli agricoltori e si cerca di avere diritto al marchio BIO? Il centro per l’Agricoltura Biologica, in Italia, e’ uno solo, e non riesce a rimanere nei tempi e nei costi che le piccole aziende possono e sono disposte a sostenere e a rispettare, per non sforare nella produzione e nelle spese, per cui nel momento decisivo, la maggioranza decide per l’autocertificazione.

    E’ anche per questo che le aziende, al momento attuale, non hanno ancora completato la verifica della propria produzione, tanto che in parecchie aziende che producono prodotti a marchio BIO, sono in realta’ state trovate delle tracce di OGM, che sono in contrasto col marchio quando superano lo 0.9%. Se si va oltre a questa percentuale il marchio BIO non va bene e va rimosso dalle confezioni della vendita.

    E se c’e’ l’OGM come fa il produttore a essere in linea col BIO? La domanda dal punto di vista della matematica e’ giusta, non tornano i conti, ma dal punto di vista pratico ha una logica netta. Il cibo OGM non puo’ essere facilmente segnalato, se la quantita’ e’ piccola, e la percentuale allo 0.9% ha la logica della rintracciabilita’. Se la percentuale non si nota, il cibo non puo’ essere geneticamente stravolto.

    Ma alla fine al compratore conviene? Quello che si chiedono gli utenti e i produttori infatti coincide, se il marchio, alla fine, per avere valore va acquistato, se il marchio per essere acquistato ha bisogno dei consulenti e se i consulenti devono essere preparati e formati, non e’ che alla fine la qualita’ ci stia rubando il “cibo” dalla bocca?

    La domanda e’ del tutto legittima, se si pensa che il BIO e’ minacciato dalle colture OGM, che producono su larghissima scala, e quindi e’ gia’ penalizzato di suo, mentre i costi del produttore BIO sono altissimi e gia’ di per se’ non permettono lasco per nuovi investimenti.


    Marchio

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    Domanda 1 di 10

    Il riferimento al biologico in un prodotto veramente tale deve essere contenuto nel nome?

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